Cadono i paesi emergenti del Pacifico

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L’analisi dei migliori e peggiori comparti inclusi nell’area azionari Pacifico vede il fondo Sella Sicav Lux Asian Emerging Equity Markets in fondo alla classifica della settimana che va dal 19 al 27 maggio, con una performance negativa del -7,7%.

di Roberto Dotti29 maggio 2008 | 13:47

 Lanciato nel giugno del 1999, il Sella Sicav Lux Asian Emerging Equity Markets  ha registrato una performance YTD di -22,8%, mentre quella a 3 anni è stata del 13,5%.

Il fondo ha come riferimento per il 25% l’MSCI India, per il 25% l’MSCI Cina, per il 50% l’Asia Emerging Markets e ha un patrimonio netto di 11,24 milioni di euro.

La poltica di investimento di Asian Emerging Markets è orientata verso mercati azionari dei paesi dell´area asiatica (Hong Kong, Singapore, Filippine, Thailandia, ecc.), escluso il Giappone, caratterizzati da una maggiore instabilità a fronte di superiori possibilità di crescita.

Nel mese di aprile la situazione di timore generalizzato legata alla crisi del credito si è affievolita e ha avuto il sopravvento la voglia di accumulare posizioni sui livelli interessanti di minimo toccati a marzo (in occasione del collasso di Bear Sterns e del conseguente acquisto di emergenza da parte di JP Morgan Chase).

Il mese si è pertanto concluso con performance fortemente positive per la maggior parte delle borse globali. Per quanto riguarda le borse asiatiche di rilievo è il forte interesse ritornato sui titoli cinesi.

Di sostegno a riguardo sono stati soprattutto i dati pubblicati nel corso del mese, da cui si evince la forza della domanda interna cinese.

Di fatto le aspettative del mercato di un rallentamento nel primo trimestre dell’anno (causato da problemi meteo) sono state assolutamente smentite dalla pubblicazione della crescita del 10,6% del primo trimestre. Di rilievo il fatto che il rallentamento delle esportazioni sia stato ampiamente compensato da consumi e investimenti.

Tuttavia, nonostante nei paesi dell’Asia ex-Japan non siano emersi segnali di rallentamento della domanda interna e delle esportazioni verso gli altri paesi dell’area, Europa e Paesi Emergenti (mentre verso gli Stati Uniti il rallentamento c’è ed è effettivo da mesi), anche qui emerge un elemento di forte preoccupazione, l’inflazione.
 

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