Fidelity: cosa aspettarsi sui mercati nel 2017

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I gestori della società analizzano gli scenari del prossimo anno. Fiducia negli Usa e volatilità in Europa.

Andrea Telara di Andrea Telara30 dicembre 2016 | 11:06

Alla vigilia del nuovo anno i cio per l’azionario e per l’obbligazionario di Fidelity International,alcuni dei gestori di punta della società commentano le prospettive, le opportunità ed i rischi che a loro avviso caratterizzeranno il 2017. Ecco, di seguito, l’outlook.

Dominic Rossi, Global Chief Investment Officer Azionario di Fidelity International: “Gli occhi degli investitori sono puntati sulla crescita negli USA e a livello globale. Ritengo che l’elezione di Trump alla presidenza degli USA porterà ad una espansione dell’economia statunitense trainata da interventi di politica fiscale. Ciò in primo luogo, incentiverebbe la crescita economica degli Stati Uniti rilanciando la crescita degli utili. societari, grazie anche all’effetto combinato di un taglio delle imposte per le società e del parziale condono sul rimpatrio degli utili. Per quanto riguarda i mercati azionari, queste prospettive di crescita implicano una riaffermazione della leadership di mercato degli Stati Uniti. Dopo due anni in cui l’andamento degli utili USA è stato piatto, prevediamo un incremento aggregato degli utili USA pari all’11,2% nel 2017 e un ROE del 16,2% in base ai nostri modelli fondamentali proprietari per il calcolo degli utili su singoli titoli. Una riduzione dell’imposta sulle società, anche “solo” dal 35% al 25% (invece del più allettante 15% suggerito durante la campagna elettorale), produrrebbe un rialzo degli utili pari al 10% e farebbe degli Stati Uniti il mercato azionario numero uno per crescita degli utili e ROE. A questo dobbiamo aggiungere il fatto che le imprese statunitensi contano oltre $ 1.000 miliardi di ricchezza accantonati all’estero, secondo i bilanci delle società comprese nell’indice S&P500. Dare accesso a queste riserve di liquidità aprirebbe la strada a fusioni e acquisizioni, sosterrebbe la spesa in conto capitale e persino un miglioramento della remunerazione degli azionisti attraverso dividendi e operazioni di riacquisto. Le prospettive riguardanti i mercati azionari degli altri Paesi sviluppati sono sostenute del fatto che la crescita economica globale trarrà vantaggio da un rafforzamento dell’economia USA. Siamo agli inizi di una nuova ripresa dell’attività e i mercati sviluppati hanno margine per beneficiare di un movimento rialzista supportato dalla crescita globale, tenendo conto del protezionismo come principale fattore di rischio. I mercati europei saranno avvantaggiati dal miglioramento del contesto di crescita, anche se è prevedibile una certa volatilità dovuta a ragioni politiche con l’avvicinarsi delle elezioni in Francia, Paesi Bassi e Germania. L’impatto sui mercati emergenti potrebbe essere più contrastante. Se da un lato il rafforzamento della crescita globale e di quella statunitense rappresentano evidentemente elementi positivi per le azioni dei mercati emergenti, dall’altro gli effetti favorevoli di ciò si avranno solo in assenza di misure protezionistiche. E’ inoltre utile sottolineare che il rafforzamento del dollaro a breve-medio termine costituisce un fattore negativo per i prezzi delle materie prime, cui alcuni Paesi emergenti sono particolarmente esposti. Per quanto riguarda i settori del mercato azionario, ritengo che i titoli farmaceutici e quelli finanziari trarranno entrambi vantaggio dal contesto normativo più favorevole che si prospetta sotto un’amministrazione repubblicana. In particolare gli asset finanziari e quelli correlati al comparto immobiliare beneficeranno della prospettiva di politiche reflazionistiche abbinate a un aumento della crescita, dell’inflazione e dei tassi d’interesse. Considerando il favorevole contesto economico e le probabilità di un’incentivazione fiscale finalizzata alla crescita, siamo infatti ottimisti riguardo al settore finanziario dei mercati sviluppati. Continuiamo, inoltre, a vedere opportunità di valore nel settore tecnologico, ma è necessario adottare un approccio selettivo”.

Charles McKenzie, Chief Investment Officer Obbligazionario di Fidelity International: “Recentemente abbiamo assistito a un movimento rialzista sui rendimenti dei titoli di Stato che sono tornati circa ai livelli di inizio anno, penalizzando gli investitori. Nonostante i segnali a breve termine mostrino una crescita dei rendimenti, prevediamo che il mix tra politiche monetarie accomodanti a livello globale e una riaffermazione delle tendenze di lungo periodo manterrà bassi i rendimenti sui titoli di Stato nel 2017. Molte tendenze di lungo termine che nell’ultimo decennio hanno tenuto i rendimenti a livelli bassissimi sono, infatti, ancora presenti. La bassa crescita economica (aggravata da una scarsa produttività) e l’invecchiamento della popolazione forniscono un notevole sostegno fondamentale e tecnico al mercato obbligazionario senza dimenticarci che il fattore che maggiormente contribuisce a contenere i rendimenti è il debito. Il livello di indebitamento delle economie sviluppate si attesta sui massimi storici. Tutti questi fattori rappresentano un importante limite al potenziale innalzamento dei tassi obbligazionari. Prevediamo che nel 2017 gli investitori a caccia di rendimento accentueranno la tendenza ad abbandonare i titoli di Stato per posizionarsi sul credito. Da parte nostra, prediligiamo il segmento investment grade, pur ritenendo tuttora interessante l’obbligazionario ad alto rendimento. Nel debito dei mercati emergenti vi sono opportunità interessanti in particolare nel segmento delle obbligazioni societarie in valuta forte (USD). Al contempo è opportuno adottare cautela su questa asset class, investendo su base selettiva. A livello regionale, il ciclo creditizio ha un andamento tutt’altro che uniforme. Le imprese statunitensi si trovano in una fase positiva e il risultato delle elezioni potrebbe di fatto allungare il ciclo, dal momento che le aziende potrebbero trarre vantaggio dal prospettato taglio delle tasse e dalle opportunità di rimpatrio delle riserve di liquidità detenute all’estero. In Europa, il ciclo creditizio è ad uno stadio più arretrato, poiché nonostante le condizioni di finanziamento siano favorevoli, le imprese hanno una scarsa propensione ad aumentare la leva finanziaria in bilancio, nonostante le condizioni di finanziamento siano favorevoli. In Asia, i fondamentali si collocano a metà strada, per quanto il contesto economico della regione rimanga per lo più positivo. Guardando poi alle obbligazioni ad alto rendimento (high yield), questo segmento è uno dei pochi baluardi di reddito rimasti a disposizione degli investitori. I fondamentali sono migliorati nel corso del 2016 e i default dovrebbero diminuire nei prossimi 12 mesi, in virtù della ripresa dei prezzi dei metalli e del petrolio. Le valutazioni, tuttavia, appaiono ben bilanciate. E’ probabile, dunque, che siano le cedole e non la rivalutazione del capitale a fungere da principale fattore trainante della performance nel 2017. Il 2017 vedrà in ambito obbligazionario numerose sfide ma, al contempo, riteniamo che vi siano interessanti opportunità anche in questo ambito. Un approccio total return può essere una soluzione idonea per chi mira a migliorare la diversificazione e aumentare la protezione dal rischio di ribasso. Nel complesso perseguire una più ampia diversificazione e adottare un approccio fortemente flessibile sono elementi importanti di qualsiasi strategia. Se da un lato il cambiamento politico potrebbe contribuire a estendere il ciclo economico e spingere i tassi d’interesse al rialzo, gli investitori dovrebbero sentirsi rassicurati dalle tendenze di lungo termine che continuano fortemente a contenere i rendimenti, sostenendo i mercati del reddito fisso”.

Daniel Roberts, Gestore di FF Global Dividend Fund: “Considerando la crescente volatilità è, a mio avviso, di fondamentale importanza assumere una visione di lungo termine e focalizzarsi sui titoli di maggiore qualità: in linea generale, le valutazioni attuali sono elevate in gran parte dei mercati e questo significa che, data la fase corrente del ciclo, dobbiamo assolutamente concentrarci sul contenimento del rischio di ribasso. Le società che seleziono hanno modelli di business migliori delle altre, bilanci solidi e valutazioni ragionevoli. Ne sono un esempio le imprese attive nel comparto della sanità e in quello dei beni di consumo. Continuiamo pertanto a prediligere società posizionate nel modo migliore per preservare o addirittura incrementare i propri profitti grazie a vantaggi competitivi ormai consolidati quali marchi forti, una rete di distribuzione stabile e una normativa favorevole, e che abbiano al contempo la volontà di distribuire tali profitti sotto forma di dividendi. Queste società sono in grado di resistere anche in una congiuntura economica incerta, pertanto restiamo dell’avviso che una strategia azionaria difensiva basata sui dividendi e investita in titoli azionari solidi e capaci di generare reddito sia il mezzo migliore per ottenere un buon rendimento a lungo termine, riducendo al contempo la volatilità”.

Angel Agudo, Gestore di FF America Fund: “L’economia statunitense resta in buone condizioni e a nostro avviso continuerà a migliorare seppure a un ritmo moderato. Dato il continuo rafforzamento del mercato del lavoro e il conseguente aumento dei salari, i consumi dovrebbero continuare a rappresentare un fattore chiave, trainante per la crescita. La solidità del terziario e il miglioramento dell’attività nei settori legati all’edilizia e al mercato residenziale dovrebbero a loro volta sostenere l’economia. Infine, le banche sembrano avere i bilanci più solidi che si siano mai visti negli ultimi decenni. Nel complesso, le opportunità di investimento negli USA sono numerose. Bisogna tuttavia essere consapevoli del fatto che il ciclo economico si trova nelle sue fasi avanzate e che, ai livelli aggregati, i margini sono alti e i multipli di valutazione non sono bassi. Ciononostante, ravvediamo opportunità interessanti, in particolare per alcuni settori e aziende, e ciò conferma ancora una volta quanto sia importante avere un approccio selettivo”.

Ian Spreadbury, Gestore di FF Flexible Bond Fund: “Le transizioni economiche e politiche dei prossimi 12 mesi potrebbero determinare una certa volatilità in termini di rendimenti obbligazionari ma, in linea con i fattori strutturali e il contesto di crescita lenta e bassa inflazione, mi aspetto che i rendimenti si mantengano su livelli ridotti rispetto al dato storico. A livello di asset class, le obbligazioni corporate appaiono interessanti. I tassi di default si manterranno probabilmente bassi, mentre le valutazioni delle obbligazioni di qualità elevata sono relativamente allettanti. Guardo con prudenza al debito dei mercati emergenti, considerando gli sviluppi in atto negli Stati Uniti. Le obbligazioni indicizzate all’inflazione, se opportunamente selezionate, offrono valore e rappresentano un’utile e valida copertura contro l’innalzamento delle aspettative inflazionistiche. Tuttavia, l’esposizione a questa asset class sarà immancabilmente soggetta a un certo grado di volatilità nei prossimi 12 mesi. Nel complesso, ai livelli attuali, le obbligazioni offrono ancora valore. I cambiamenti dello scenario macroeconomico e politico impongono però di esercitare un’allocazione efficiente, un approccio conservativo alla selezione dei titoli e un’attenta gestione della liquidità, se vogliamo ottenere un buon rendimento ponderato per il rischio nel 2017”.

Eugene Philalithis Gestore di FF GMAI Fund (FF Global Multi Asset Income Fund): “Guardando al 2017, in un contesto di potenziale rialzo dell’inflazione e dei tassi, gli investitori dovrebbero a mio avviso privilegiare le obbligazioni investment grade asiatiche, i titoli infrastrutturali e i prestiti. Le obbligazioni investment grade asiatiche offrono un rendimento interessante rispetto a Stati Uniti ed Eurozona, mentre la duration più breve del mercato smorza la sensibilità ai tassi d’interesse. Anche gli investimenti infrastrutturali e i prestiti sono più tutelati rispetto alle politiche delle banche centrali grazie alla flessibilità delle loro distribuzioni di proventi. I rendimenti dei titoli infrastrutturali sono spesso indicizzati all’inflazione, mentre i prestiti sono strumenti a tasso variabile, pertanto i loro rendimenti aumentano e diminuiscono in linea con i tassi delle banche centrali. Potenzialmente siamo di fronte a un cambio di regime sui mercati, che di per sé potrebbe comportare un rialzo della volatilità, accompagnato da un alto grado di incertezza politica. A fronte di prospettive più volatili, gli investitori dovrebbero quindi mantenersi vigili per cogliere le opportunità che si presentano”.

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