Standard Life Investments: probabile cambio di rotta per gli utili

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Tuttavia, non bisogna sottovalutare la possibilità che il settore corporate possa ripristinare la redditività, spiega Jeremy Lawson.

Chiara Merico di Chiara Merico31 ottobre 2016 | 11:26

PESSIMISMO SULLE PROSPETTIVE – Dato che le aspettative sono state ripetutamente deluse, si è diffuso un crescente pessimismo sulla possibilità che il motore dei profitti aziendali riuscirà mai a tornare ai livelli pre-crisi finanziaria. Ciò riflette due fattori chiave, spiega Jeremy Lawson, capo economista di Standard Life Investments. In primo luogo, il tasso di crescita annuale degli utili aziendali non è riuscito a raggiungere i livelli dei cicli precedenti, con una media anno su anno (a/a) che dal 2008 nelle economie del G7 si attesta a 6,6%, contro il 7,7% (a/a) registrato tra il 2000 e il 2008. In secondo luogo, la durata media del ciclo degli utili si è ridotta, dimezzata negli Stati Uniti e nella zona euro, mentre la crescita degli utili in Cina e nel Regno Unito è diventata più instabile dopo il 2008. Tuttavia, suggeriamo di non sottovalutare la possibilità che il settore corporate possa ripristinare la redditività.

I GRAVI SHOCK RECENTI –
La prima cosa da sottolineare è che il periodo seguito alla grande crisi finanziaria ha visto una serie di gravi shock tra cui la crisi del debito sovrano in Europa, lo shock dei prezzi delle materie prime nel 2014-15 e, più recentemente, la Brexit. Ciascuno di questi eventi è stato visibile nelle tendenze degli utili aziendali a livello regionale, ma ha avuto un effetto incrementale meno pronunciato a livello globale. Naturalmente, questo può riflettere la diminuzione dell’ampiezza di ogni evento, ma può anche indicare una maggiore resilienza a livello di aree geografiche. Forse può persino indicare che il ciclo degli utili aziendali rimane il prodotto di condizioni derivanti dall’economia più ampia. Se da un lato negli ultimi anni i trend di crescita nominali hanno frenato i profitti in alcune delle principali economie, oggi sembra che si stia preparando un cambio di rotta per i prossimi 12 mesi, grazie al miglioramento dell’attività economica globale e soprattutto dei tassi d’inflazione primaria, sottolinea Lawson. Naturalmente, la composizione di queste forze inflazionistiche sarà cruciale. Se i salari più alti sono al di sotto del rialzo dell’indice dei prezzi al consumo, il quadro generale potrebbe rivelarsi meno favorevole per i margini. Tuttavia, se – come ipotizziamo – la domanda sarà il driver principale dell’inflazione, il quadro dovrebbe essere favorevole per i ricavi top line e di conseguenza per gli utili. Va sottolineato che ogni rimbalzo dei profitti a livello aggregato (come misurato attraverso i conti nazionali) potrebbe essere più contenuto rispetto al dato delle società quotate: in parte a causa delle differenti prassi contabili e in parte a causa del peso significativo del depresso segmento manifatturiero sul settore delle società quotate. Tuttavia, l’outlook positivo che sostiene gli utili rimane valido per entrambi, conclude Lawson.

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