Ubp: obbligazionario, ritorni sostenuti possibili solo con una strategia dinamica

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L’incertezza è in aumento per via della Brexit e delle elezioni americane in vista: per questo la volatilità probabilmente resterà elevata fino alla fine dell’anno, spiega Christel Rendu de Lint.

Chiara Merico di Chiara Merico2 novembre 2016 | 08:10

VITA DURA PER I GESTORI OBBLIGAZIONARI – Di questi tempi i gestori obbligazionari hanno vita dura, considerato che negli ultimi tre anni hanno operato in un contesto caratterizzato da bassa crescita e bassa inflazione. Inoltre, l’incertezza è in aumento per via della Brexit e delle elezioni americane in vista: ciò comporta che la volatilità probabilmente resterà elevata fino alla fine dell’anno, spiega Christel Rendu de Lint, head of Global and Absolute Return Fixed Income di Union Bancaire Privée – UBP. Tuttavia, le economie non assisteranno immediatamente a un rallentamento significativo per via delle prospettive della Brexit e questo riguarda anche il Regno Unito, dove l’indice PMI si è ripreso rapidamente dopo lo shock iniziale verificatosi in seguito all’esito del referendum. Negli Stati Uniti, l’aumento debole sia della produttività, sia della popolazione sta causando un calo secolare del tasso tendenziale di crescita economica. Questi due fattori stanno trascinando verso il basso il livello “neutral” dei tassi d’interesse e stanno impedendo la crescita dell’inflazione salariale negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

STRETTA LEGGERA – Probabilmente nei prossimi tre anni la crescita relativamente limitata degli Stati Uniti continuerà e di conseguenza la stretta monetaria non dovrebbe essere troppo violenta. La Fed sta infatti cercando di rialzare i tassi in modo molto controllato, viste le circostanze non comuni: sebbene la crescita rimanga contenuta, il tasso di disoccupazione è basso (intorno al 5%), il che giustificherebbe condizioni monetarie più restrittive. Inoltre, in caso di una recessione in futuro, la Fed vorrà avere spazio di manovra e la possibilità di tagliare i tassi ufficiali. Nell’Eurozona, i rendimenti obbligazionari rimarranno molto bassi per via della politica monetaria non convenzionale della Banca Centrale Europea, che comprende il programma di acquisto asset: il Quantitative Easing. All’interno di questo scenario, un investitore obbligazionario deve cercare alternative all’indice Euro Aggregate Bond, concentrandosi sui “carry asset” che presentino però una liquidità sufficiente da permettere all’investitore di afferrare le opportunità quando si presentano, aggiunge il gestore. Suggeriamo di investire in obbligazioni investment-grade denominati in dollari e di compensare il rischio valutario che ne consegue. Usando una strategia roll-down, che implica lo sfruttamento dell’irripidimento della curva dei rendimenti investendo in bond a scadenza media per poi venderli prima della stessa, abbiamo aumentato i nostri ritorni di oltre 100 punti base negli utlimi tre anni, raggiungendo il 3,8%. Inoltre, considerati i rendimenti nominali in dollari, la curva di rendimento degli Stati Uniti trarrà maggiormente beneficio rispetto a quella europea da qualsiasi processo di flight to quality (la ricerca della massima stabilità e sicurezza negli investimenti) in caso di tensione sui mercati.

PUNTARE SUI CREDIT DEFAULT SWAP – Suggeriamo anche di puntare su titoli ad alto rendimento a livello globale, attraverso l’uso dei credit default swaps (CDSs). Tale strategia offre punti d’ingresso interessanti e può offrire un rendimento di oltre il 6%, con un basso rischio legato ai tassi d’interesse e una liquidità elevata. Al momento i CDSs stanno prezzando un tasso di default del 6,3%, vicino ai livelli del 2009, l’anno successivo al fallimento di Lehman Brothers. Nel 2015 il tasso di defeult era solo del 2%. Infine, siamo interessati al debito subordinato di importanti banche sistemiche. Dalla crisi del 2008/09, queste banche sono diventate molto più solide dal punto di vista finanziario. Le banche europee hanno un ratio Common Equity Tier 1 (CET1) superiore al 12%, rispetto all’8% del 2008. L’adeguamento al nuovo quadro normativo ha pesato sui prezzi delle azioni di questi istituti finanziari, che sono calati del 24,5% fra il gennaio del 2014 e la fine di agosto del 2016. Tuttavia, agli investitori che hanno puntato sulle obbligazioni subordinate è andata meglio, con le obbligazioni bancarie AT1 che nello stesso periodo hanno dato un rendimento del 15,4%, conclude Rendu de Lint.

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