Hedge – Assogestioni appoggia la UE

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Dopo le dure critiche mosse dall’AIMA contro la recente proposta di regolamentare l’industria hedge, Assogestioni promuove il progetto di massima che ora dovrà affrontare il parere del nuovo parlamento europeo post elezioni.

di Marco Mairate29 maggio 2009 | 13:13

“Da tempo Assogestioni sostiene la necessità di una normativa a livello di mercato unico che regoli il settore dei prodotti alternativi e che consenta la creazione di un mercato e un brand europeo per questi prodotti. La posizione di Assogestioni è stata condivisa dalle Associazioni del risparmio gestito dei principali paesi dell’Europa continentale. Assogestioni ha coordinato già nel 2004 il gruppo di lavoro Efama (l’Associazione europea del Risparmio Gestito) sui fondi hedge, che ha prodotto tra l’altro un’indagine approfondita sulle differenze e similitudini tra normative nazionali.”

Con queste parole Assogestioni da un primo giudizio positivo alla proposta dello scorso 30 aprile quando la UE (come promesso al summit londinese del G20) ha presentato la prima proposta che punta a regolamentare l’industria alternativa (hedge, private equity, fondi immobiliari) nella ‘nuova era’ della finanza.

LA PROPOSTA DELLA UE

Come già anticipato dalla stampa, la proposta dell Unione Europea mira “alla regolamentazione dei gestori di fondi di investimento alternativi intesi come tutti gli organismi di investimento collettivo che non rientrino nell’ambito di applicazione della direttiva UCITS, ovvero non definibili come fondi comuni di investimento armonizzati”. Proprio la linea seguita dall’Europa, ovvero regolamentare i gestori e non già i prodotti, trova piena conferma con quanto già sostenuto da Assogestioni che ritiene questa essere la strada giusta per “consentire di mantenere la dinamicità e l’innovazione propria di questi strumenti di investimento garantendo al tempo stesso un controllo globale ed efficace dei rischi a vantaggio della stabilità dei mercati e del sistema finanziario nel suo insieme.”

UN MERCATO TRANSNAZIONALE DEI PRODOTTI NON UCITS

Secondo Assogestioni, se la proposta dovesse andare in porto, questo permetterebbe la creazione di un mercato ad hoc per tutti quei prodotti che non dispongono dell’etichetta UCITS. Non solo, la nuova direttiva andrebbe a ‘sposare’ alcuni crismi già presenti  nella normativa italiana (come ad esempio la scelta di disciplinare uniformemente tutti i gestori di fondi di investimento alternativi), e “sembra poggiare su due concetti cardine quali da una parte il monitoraggio e il controllo del rischio tramite obblighi informativi, limiti alla leva e alla possibilità e modalità di delega e dall’altra la creazione di una sorta di passaporto europeo per quei gestori che operano nei termini della direttiva e offrono i propri prodotti agli investitori professionali.”

Ovviamente, sottolinea la nota di Assogestioni, tale proposta dovrà subire le valutazioni da parte degli operatori, delle associazioni di settore e degli organismi comunitari e nazionali.

I SEI PILASTRI DELLA RIFORMA ‘ALTERNATIVA’

1) Regolamentazione dei gestori di tutti i fondi di investimento alternativi inclusi dunque, oltre ai fondi Hedge, anche i fondi di private equity e i fondi immobiliari e obbligo di ottenimento di una autorizzazione per tutti i gestori di fondi di investimento alternativi che superino una certa soglia dimensionale.

2) Libera commercializzazione dei fondi di investimento alternativi solo se diretta ad investitori professionali come definiti dalla MIFID.

3) Obblighi informativi: i gestori dovranno fornire agli investitori una descrizione, tra le altre cose, della strategia e degli obiettivi di investimento dei fondi di investimento alternativi gestiti, dei tipi di asset in cui detti fondi possono investire, dell’eventuale uso della leva finanziaria e delle tecniche che possono utilizzare, specificando tutti i rischi associati. La società di gestione sarà inoltre tenuta a rendere espliciti l’identità del depositario e del valutatore, la procedura di valutazione e tutti i costi legati all’investimento. Allo stesso modo, i gestori di fondi di investimento alternativi avranno l’obbligo di informare le Autorità dello Stato dove hanno sede circa i contenuti e la struttura organizzativa della propria attività e dei fondi gestiti.

4) Obbligo per i gestori di fondi alternativi di essere stabiliti all’interno dell’Unione Europea con possibilità di delegare alcune funzioni quali quelle amministrative o di valutazione anche a soggetti stabiliti fuori dall’Unione, rispettando limiti e condizioni specifiche. E’ fatto esplicito divieto di subdelega eccetto nei casi di funzioni di depositaria e comunque con regolamentazioni stringenti.

5) Obbligo di nominare un valutatore indipendente dal gestore che stabilisca il valore delle attività acquisite dal fondo di investimento alternativo e il valore delle azioni o quote del medesimo.

6) Limitazione dell’uso della leva con livelli da definire nella fase di attuazione della direttiva e facoltà delle autorità di vigilanza ad intervenire in circostanze eccezionali ponendo ulteriori limiti per preservare la stabilità dei mercati.

I SOGGETTI INTERESSATI

Secondo Assogestioni, la proposta sembra prevedere che le regole della nuova direttiva si applichino senz’altro a quei gestori che volessero commercializzare i propri prodotti cross-border all’interno dell’Unione Europea a investitori professionali; i singoli Stati Membri manterrebbero la facoltà di consentire nel proprio territorio sia la commercializzazione di fondi di investimento alternativi anche che non rispettino le prescrizione della direttiva ma solo la normativa nazionale sia la commercializzazione di fondi alternativi presso investitori al dettaglio, imponendo eventualmente obblighi più severi a carico del gestore o del fondo.

Un altro aspetto fondamentale della proposta, è la possibilità di ampia collaborazione tra le diverse autorità di vigilanza,  attraverso “la trasmissione di informazioni tra autorità del paese di origine e paese ospitante.”

I DUBBI E I TEMPI DELLA NUOVA REGOLAMENTAZIONE

Oltre all’opposizione mostrata dalla lobby dell’industria hedge (AIMA) e da diversi operatori (nonché da Francia e Germania, che ritengono la nuova regolamentazione troppo blanda), “rimangono aperte molte questioni che dovranno essere risolte in fase di formulazione definitiva e in fase di attuazione come, ad esempio, la definizione dei limiti di delega e subdelega, di commercializzazione di fondi di investimento alternativi domiciliati in paesi terzi e i limiti alla leva.”

Se si riuscisse a raccogliere i consensi necessari, comunque i tempi di attuazione non sarebbero ‘stretti’: secondo Assogestioni infatti “ee la proposta fosse approvata entro il 2009, dovrebbe entrare in vigore nel corso del 2011 ed essere poi seguita dalle norme attuative.”

Per scaricare la proposta di direttiva cliccare qui

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