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MERCOLEDI - 10 marzo 2010
 
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Rallenta il private equity made in Italy

di    Fabio Coco  (tutti i suoi articoli)

Ultimo aggiornamento : 05-05-2009 14:45
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Solo 17 le acquisizioni in questo inizio 2009, contro le 45 già concluse nei primi quattro mesi del 2008. L'anno scorso, infatti, è stato un anno caratterizzato da 127 acquisizioni, con un ricorso alla leva finanziaria minore rispetto al 2007 e ben 10 operazioni concluse in più.

Nei primi quattro mesi del 2009 sono state solo 17 le acquisizioni in Italia, un brusco calo rispetto alle 45 operazioni concluse nello stesso periodo un anno fa. Il settore del private equity in Italia, ha subito un certo rallentamento, tuttavia inferiore a quello conosciuto in altri Paesi europei e negli States (si veda l’articolo “Private equity italiano, un mercato in controtendenza”). Per citare solo alcune delle 17 in questione, si ricordano le acquisizioni di Banca Profilo da parte di Sator (nella foto Matteo Arpe), di De Fonseca da parte di Avm Private Equity, di Imer da parte di Mps Venture e di Poplast da parte di Credem Private Equity.

La riduzione delle operazioni di leverage buy-out, le difficoltà nell’ottenere credito dalle banche per le operazioni di acquisizione, unite a quelle degli investitori nel rispettare i pagamenti con i fondi di private equity quando si presentano delle occasioni,  certamente contribuiscono a spiegare il calo in questo settore nazionale.

Come specifica Finanza & Mercati, ad aprile si sono concluse due nuove operazioni di acquisizione, mentre 15 si sono realizzate tra gennaio e marzo. In questo debole inizio d’anno, infatti, gli operatori stanno ancora rivedendo le azione all’interno dei propri portafogli, nell’attesa di rilanciare il private equity italiano non appena le prospettive future miglioreranno. Secondo il Rapporto Private Equity Monitor Pem, nel 2008 in Italia si sono concluse 127 operazioni su nuove società target, contro le 117 del 2007, con un ricorso alla leva finanziaria sempre minore.

Difatti, il livello medio è scemato da 1,8 a 1,3 nel rapporto debito/azioni e da 5 a 3,5 volte in quello medio tra capitale di debito utilizzato ed ebitda. Guardando ai prezzi di tali acquisizioni, sono diminuiti anch’essi, con multipli scesi a 6,8 il margine operativo lordo, come pubblicato da Finanza & Mercati, contro le 7,5 volte del 2007.

In sostanza, pur passando alla storia come un anno di crisi, soprattutto negli ultimi quattro mesi,  il 2008 si è rivelato un anno di trasformazione e successo del private equity italiano, in cui un più contenuto utilizzo della leva finanziaria e maggior attenzione verso le acquisizioni di minoranza, hanno certamente caratterizzato il settore.



Le informazioni contenute in bluerating.com si basano su fonti ritenute attendibili, non ne possiamo tuttavia garantire l'assoluta esattezza o veridicità. Le opinioni espresse nei contributi giornalistici possono essere modificate senza preavviso e sono redatte a solo scopo informativo e non costituiscono sollecitazione al pubblico risparmio. Chiunque ne faccia un uso diverso da quello per cui sono state pensate se ne assume la piena responsabilità.


Tag
private equity - Matteo Arpe



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