Hedge – I consigli di Superfund

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Intervista esclusiva a Federico Corbari, amministratore delegato di Superfund SGR. Una riflessione sulle attuali opportunità di investimento.

di Marco Mairate29 marzo 2011 | 14:00

Passati i timori deflazionistici (la diminuzione del livello generale dei prezzi), è l’inflazione a tenere sotto scacco i banchieri centrali di mezzo mondo. In un’intervista a tutto tondo, il numero uno di Superfund SGR (branch italiana del gruppo Superfund, colosso austriaco specializzato in strategie market neutral e managed futures computerizzate) spiega come sia giunto il momento di cambiare visione del mondo e compiere nuove scelte nella tipologia di investimenti. Per questo Federico Corbari, amministratore delegato di Superfund SGR, racconta il dilemma che sta attanagliando i paesi occidentali, ormai stretti tra un debito pubblico elevato, la perdita di valore delle proprie valute e una crescita economica che stenta a tenere il passo dell’Asia. Un modo per “sopravvivere” a questo quadro macro è investire al nocciolo del sistema attraverso le materie prime. Per questo Superfund da 15 anni punta sulla gestione sistematica di fondi managed futures. I fondi della investment house infatti investono ogni giorno in oltre 100 contratti futures differenti (obbligazioni, azioni, valute e materie prime), in questo modo l’investitore partecipa al processo di creazione di valore dell’economia mondiale, differenziando però l’investimento su diversi mercati, abbassando il livello di rischio sulla singola asset class (o paese) e aumentando le possibilità di profitto.
Dal 2004 inoltre il gruppo Superfund ha lanciato una serie di prodotti legati all’andamento dell’oro fisico. Questo ha permesso ai fondi del gruppo di cavalcare gran parte del rialzo dell’oro che però non sembra ancora terminato perché la società vede nei metalli preziosi (oro e argento in testa) un valido investimento e oggi una delle poche alternative all’aumento generale dell’inflazione.

Qual’è il suo Outlook sul mercato delle materie prime?

Difficile dirlo, non sono un indovino, in ogni caso potrei immaginare che il mercato delle commodities continuerà il suo trend di crescita, ma parlare di commodities o materie prime in generale non ha nessun valore, spesso sono decorrelate le une dalle altre. Potenzialmente non è molto importante la direzione del trend, ma se il trend viene cavalcato dalle posizioni dei nostri fondi long o short. Esiste inoltre un significativo rischio iperinflazione (quando l’inflazione di un paese eccede significativamente i livelli medi mondiali, ndr) per i paesi industrializzati nei prossimi 5-10 anni, sempre dovuto all’eccesso di carta moneta stampata dalle banche centrali e al riacquisto del debito sovrano da parte dalle banche centrali degli stessi paesi. In entrambi i casi, fine della deflazione e inizio dell’inflazione, in questo scenario materie prime come i metalli preziosi sono molto utili per il portafoglio.

In base a queste considerazioni, quale potrebbe essere un investimento profittevole per il medio lungo termine?
Senza dubbio una gestione attiva del proprio portafoglio e la diversificazione delle asset class, senza posizionarsi sull’azionario passivo. In questo caso si rischierebbe di far parte della belly economica passiva che non genera performance, se non a traino dei mercati, questo per il retail. Più in generale le gestioni market neutral stanno performando molto bene e le strategie hedge, nonostante le difficoltà reputazionali sofferte negli ultimi due anni, sono le uniche a proporre rendimenti nel medio periodo decorrelati. Senza volermi ripetere credo assolutamente che oro e argento promettano molto bene nel medio lungo termine.

Ma quanto ancora dovrà salire l‘oro?
Difficile dirlo non avendo la palla di vetro, ma senza dubbio considerando la situazione macro dei mercati ed un contesto instabile come quello odierno, osservando anche la crisi in Giappone, un bene rifugio come l’oro può senza dubbio aiutare e questo si rispecchia in un aumento della domanda che ne fa crescere il prezzo.

Cosa pensa del fatto di investire in azioni dei paesi ricchi di materie prime?
Non vi è nessuna correlazione fra paesi ricchi di materie prime e le loro azioni. Una società di estrazione di materie prime può avere problemi aziendali che esulano dalla richiesta del prodotto sul mercato e questo farebbe scendere le sue azioni a fronte di un incremento del prezzo delle commodity.

Resta il fatto che le materie prime presentano un’elevata volatilità
La volatilità deve essere gestita, la percentuale di utilizzo di uno strumento in un determinato portafoglio può variarne la volatilità considerevolmente o in maniera minima, e allo stesso tempo migliorare altri indicatori che in quel momento sono importanti per chi effettua l’operazione.

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