Rare Infrastructure (Legg Mason): ecco i punti di forza dell’investimento in infrastrutture

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Bluerating.com intervista Nick Langley, dell’australiana Rare (gruppo Legg Mason), uno dei maggiori gestori patrimoniali alternativi nel settore delle infrastrutture. Settore che può avere ritorni interessanti.

di Elisa Zeri11 marzo 2016 | 08:51

IN CERCA DI NUOVI RENDIMENTI – Abbiamo incontrato ieri a Milano Nick Langley – Co-ceo della società australiana Rare Infrastructure (gruppo Legg Mason). Rare è entrato a far parte del gruppo Legg Mason a fine 2015. Fondata nel 2006, con un patrimonio gestito è di 6,4 miliardi di dollari (al 31 dicembre 2015), è uno dei maggiori gestori patrimoniali alternativi nel settore delle infrastrutture, il cui obiettivo di investimento consiste nella ricerca di rendimenti azionari ponderati per il rischio, dove Rare è appunto l’acronimo di “Risk Adjusted Returns on Equity”.

Langley, la vostra è una società innovatrice negli investimenti in società quotate operanti nel settore delle infrastrutture a livello globale. Qual è il vostro ambito di investimento?
Rare è una società specializzata nel settore delle infrastrutture, con un portafoglio di investimento costituito interamente da fondi tematici. La nostra attenzione si concentra quindi in modo esclusivo sulle società globali che operano nel settore delle infrastrutture e sulla selezione dei titoli azionari legati a progetti infrastrutturali di particolare rilievo, come aeroporti, gasdotti, reti elettriche, idriche e stradali, sia nei Paesi sviluppati sia nei mercati emergenti.

Che cosa intendete per infrastrutture?
Le infrastrutture sono i servizi e l’indotto a queste collegato necessarie per il funzionamento di un’economia. Comprendono un gran numero di settori, da quello dell’elettricità, del gas e idrico, fino agli aeroporti, ai trasporti a pedaggio, ai porti e al sistema ferroviario e commerciale. Sono quindi hard asset che forniscono servizi essenziali.

Quanto vale questo mercato?
Le società quotate in questo settore sono 200 e l’indice che le rappresenta è il Rare 200 e vale 2 mila miliardi di dollari americani. Mentre il mondo delle infrastrutture a livello globale valeva 50 mila miliardi di dollari nel 2000, oggi ne vale 110 mila miliardi. Siamo convinti che la domanda globale relativa a questa tipologia di investimenti liquidi, a lunga scadenza, continuerà a crescere.

Perché investire in società quotate nell’universo delle infrastrutture a livello globale?
Sono numerosi i punti di forza di questa tipologia di investimento. In primo luogo, le entrate dei titoli infrastrutturali quotati, diversamente da numerose aziende industriali, tendono a non subire un’influenza decisiva dai periodi di debolezza, perché i consumatori per esempio continuano a utilizzare acqua, elettricità e gas per il riscaldamento, raffreddamento e illuminazione. Quindi è un business piuttosto stabile. In secondo luogo, con la continua crescita della popolazione globale e l’innalzamento degli standard di vita nel mondo, la domanda di infrastrutture sviluppate è alta. Le società che operano nel settore delle infrastrutture, inoltre, tendono a una distribuzione costante dei redditi, grazie ai guadagni ricorrenti e prevedibili degli asset sottostanti. Numerosi asset infrastrutturali (come le utility e le strade a pedaggio), poi, sono una protezione naturale contro l’inflazione deriva dai movimenti tariffari o dall’aumento dei pedaggi legati espressamente all’inflazione.

Quale è la vostra filosofia di investimento?
Siamo orientati esclusivamente al settore delle infrastrutture, e all’analisi degli asset di questo comparto e dei titoli ad esso legati. Siamo specializzati in questo. Il nostro approccio unico all’investimento permette di costruire portafogli che offrono un profilo di rendimento stabile e misurabile, con una bassa correlazione rispetto alle altre principali asset class e un certo grado di protezione contro l’inflazione: la componente di Risk Adjusted Returns to Equity (RARE) è al centro della nostra attività. Si tratta comunque di un investimento di lungo periodo. Dai cinque anni in su.

Com’è composto il vostro team di gestione?
Da 15 persone con una solida esperienza in tutti i principali mercati e categorie di asset infrastrutturali a livello globale.

Quali sono le vostre previsioni su mercato per il 2016?
Per quanto riguarda il mercato delle infrastrutture, riteniamo che vi siano opportunità di lungo periodo nel campo delle infrastrutture quotate. I fondamentali restano solidi, con condizioni operative favorevoli e la generazione di un buon flusso di cassa. A nostro avviso, lo scenario attuale permette una selezione bottom up di titoli, elemento caratteristico del processo di investimento di Rare.

Cosa potrebbe aggiungere Rare all’offerta di Legg Mason?

Le competenze di Rare possono rappresentare una scelta di primario interesse per molti clienti, poiché mirano a raggiungere obiettivi tra cui rendimento, crescita, diversificazione e preservazione del capitale. Il mercato degli investimenti nel settore delle infrastrutture è cresciuto molto negli ultimi anni e Rare ha contribuito a questa espansione, soprattutto in Australia e Canada, che sono stati tra i primi paesi a dare spazio a questo business.

Che impatto ha sul vostro business la manovra annunciata da Draghi secondo cui il QE sale di 20 miliardi raggiungendo quota 80 miliardi di euro al mese?
Questa enorme liquidità non potrà che essere di supporto al mercato azionario, per i dividendi e gli utili. Privilegiamo i titoli con multipli di valutazione bassi, buon dividendi, in sintesi azioni “value”.

Qualche esempio?
Le americane Sempra, Norfolk Southern e American Tower, la spagnola Iberdrola e la francese Vinci.

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