Asia – Troppo in alto e troppo in fretta

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La recente e sgargiante performance del mercato asiatico ha lasciato gli investitori a domandarsi quanto ancora potrà durare questo rally.L’indice IMA Asia Pacific (che esclude il Giappone) indica un rialzo del 71% dal punto più basso raggiunto nell’Ottobre dello scorso anno.

di Giacomo Berdini17 settembre 2009 | 07:20

Le recenti cifre economiche sono incoraggianti. L’economia asiatica è in crescita ben oltre le aspettative del secondo quadrimestre del 2009, con Singapore, la Corea del sud e la Cina che registrano performance particolarmente buone.
Per esempio l’economia Cinese è cresciuta fino a raggiungere una quota che si aggira attorno al 3,5% dalla fine del primo quadrimestre, in rapporto all’economia americana che si è ritirata dell’1% nello stesso periodo.
Questa non è la prima volta che le nazioni asiatiche hanno dimostrato resistenza durante i periodi di avversità. Si sono rialzati più forti dopo la crisi della valuta asiatica del 1997 e la svolta negativa dell’industria tecnologica nel 2001. In occasione di entrambi questi crolli gli analisti restarono sorpresi da quanto in fretta l’economia asiatica avesse poi recuperato.
   
Forse non è così scioccante questa volta la posizione di relativa forza raggiunta dall’Asia.
All’ovest la combinazione dei debiti del governo (che si traduce quasi sempre in una maggior pressione fiscale) e dei debiti privati potrebbe indebolire ancora di più i consumatori erodendo l’imprenditoria.
Molti paesi asiatici hanno invece delle finanze pubbliche sane, delle banche ben sfruttate e una classe media in crescita con soldi da spendere. Gli asiatici tentano di stimolare l’economia affinché produca come effetto che i suoi consumatori non siano mai eccessivamente indebitati.
Il calo dei prezzi del petrolio e dei beni alimentari ha ulteriormente incrementato il reddito disponibile.

Un problema dell’area asiatica però è che molte nazioni sono dipendenti dall’esportazione. Per esempio i profitti dell’esportazione cinese rappresentano il 30% della crescita economica.
La recente ripresa della produzione industriale in Asia, benché solida, può infatti essere parzialmente attribuita ad effetti temporanei, come l’iniezione di stimoli da parte dei governi locali e il rifornimento dei mercati dopo la pausa di produzione d’inizio 2009.
Perciò la crescita asiatica potrebbe ridursi nel 2010, se la domanda americana continua a declinare.
Anche se la transizione del potere economico dall’occidente all’oriente è inevitabile, questa potrebbe anche essere imprevedibile, e ora è troppo presto per aspettarsi che l’economia asiatica riduca drasticamente la sua dipendenza dal mercato Americano.

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