Effetto policy maker

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Trichet ed altri esponenti della BCE si sono esposti dicendo che “i tassi sono adeguati” e che “non è il caso di lasciarsi andare a facili entusiasmi, nonostante i dati macro più solidi in uscita”.

di Redazione30 settembre 2009 | 06:55

Lo potremmo chiamare “effetto policymaker”: un policy maker apre bocca, e la propria valuta scende rovinosamente. Questo almeno è stato lo scenario di ieri: Trichet ed altri esponenti della BCE si sono esposti dicendo che “i tassi sono adeguati” e che “non è il caso di lasciarsi andare a facili entusiasmi, nonostante i dati macro più solidi in uscita”; l’EurUsd scende vistosamente e sembra di nuovo scoccare l’ora 1,4460. Invece poi interviene la Fed nella persona di Donald Kohn, dicendo che “con un’economia globale ancora molto debole ed un tasso di inflazione molto basso, è assai improbabile che vedremo rialzi di tassi a breve”; colpito e affondato, il greenback torna sotto pressione. Potremmo aprire un capitolo sul come gli investitori creino le loro aspettative sui tassi, ma forse possiamo fare economia di spazio scrivendo semplicemente “esuberi irrazionali”. In effetti il focus del mercato sì è spostato agli “exit strategy” e quindi via a scontare rialzi di tassi…se non che questi rialzi noi riteniamo che non si vedranno almeno fino a metà anno nuovo (Australia e forse Nzd potrebbero essere le uniche eccezioni, con rialzi prima di natale). Gli investitori sono affamati di rendimenti e quindi qualsiasi notizia di un allontanamento nel tempo dei rialzi nei tassi porta un deprezzamento della valuta (come se questi investitori dicessero: abbiamo meno interesse per la valuta ora). Invece passiamo un attimo ad oriente perchè la Bank of Japan potrebbe cessare il programma di riacquisti di titoli privati (corporate bond) visto che le ultime statistiche mostrano una ripresa nei prestiti privati alle imprese. Dunque l’autorità monetaria teme distorsioni nei mercati finanziari, se verrà mantenuta ancora per molto il programma di riacquisto di titoli privati.

Passiamo all’analisi tecnica e guardiamo subito all’EurUsd. Ha tenuto bene ieri il livello di resistenza indicato ieri dalla trendline discendente, a 1.4650, su un grafico a 10 minuti. Per avere una rottura, ad 1.46 (nel frattempo infatti la trendline, inclinata negativamente, ha abbassato il livello), abbiamo dovuto attendere la notte: per le prossime ore consideriamo ancora questo riferimento come molto affidabile ipotizzando che, se il cambio non dovesse riuscire a rompere quello che adesso è diventato un livello di supporto, saremo in grado di rivedere 1.4680 e 1.4720 nel breve.


EurUsd – 10 min

Il dollaro yen ha interrotto bruscamente il movimento di risalita dal minimo di lunedì notte a 88.22, con una correzione di 80 punti. Per un ritorno al minimo sopra descritto crediamo sia sufficiente uan rottura dell’area di supporto a 89.60.
Il cable è riuscito a riportarsi al di sopra della soglia “psicologica” di 1.60. Osservando la regressione lineare, su candele orarie, dal minimo raggiunto ieri a 1.5770 possiamo ipotizzare un punto di arrivo a 1.6090 (coincidente perfettametne con il secondo pivot point resistenza di oggi. Nel medesimo modo possiamo individuare a 1.59 il supporto del movimento di ripresa.
La forza della sterlina ha contagiato anche il cambio con l’euro che ha quasi raggiunto il livello di supporto fondamentale di 0.9080. Per la giornata questo è da considerare importante, mentre per una ripresa della tendenza a salire del cambio dovremmo rivedere prezzi al di sopra di 0.9150.
Nulla di nuovo, ancora, da segnale sul cambio EurChf. Le posizioni favorite nel lungo sembrano essere quelle a favore di euro, per cui livelli intorno a 1.5070 cominciano ad essere interesanti per un ingresso, ponendo attenzione al supporto chiave di 1.50 figura.
Terminiamo con il dollaro australiano, che nella notte ha mostrato un nuovo massimo, oltrepassando lo 0.8790 mostrato una settimana fa. Siamo molto vicini all’ultima resistenza di 0.8825 che crediamo, possa riaprire la strada, ad un rapido apprezzamento del cambio.

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