Poste, non si ferma la corsa del Cavaliere del Lavoro

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Per i suoi amici è l’ennesimo “salto acrobatico”. Per i banchieri che rospo dopo rospo ogni giorno ingoiano un po’ di amaro in più con BancoPosta che lavora in concorrenza,…

di Redazione24 novembre 2009 | 12:30

di Julia Giavi Langosco

 …quella della trasformazione in opportunità comunicazionale del caso dei fratelli di Lampedusa impossibilitati a riscuotere la polizza di Posta Vita, è l’ennesima diavoleria che solo lui, Massimo Sarmi (nella foto), “prestigiatore mediatico senza pari”, avrebbe potuto inventarsi. Sta di fatto che una vicenda imbarazzante come quella del mancato pagamento di 14 mila euro a ognuno dei sette richiedenti, anziché essere percepita come un disservizio di Poste Italiane come rischiava di apparire, è stata descritta dalla stampa (e coralmente accettata) come un effetto perverso del decreto Alitalia che prescrive i crediti assicurativi reclamati dopo due anni dalla morte dell’assicurato. Così, anche il lancio, lunedì 15 novembre, di “librettopostale card”, il nuovo prodotto nato dall’alleanza di Poste con la Cassa depositi e prestiti (Cdp) è avvenuto in un clima che più roseo non si può. Persino a palazzo Altieri bocche cucite. L’Abi, che in passato ha stigmatizzato come invasione di campo ogni mossa di avanzamento verso il terreno delle sue rappresentate, questa volta, per espressa volontà del presidente Corrado Faissola, non ha fatto alcun commento. Insomma, Sarmi, ingegnere, manager prediletto di Gianfranco Fini e di Gianni Letta, traghettatore di Poste Italiane dal ruolo di “carrozzone” a quello di società citata da Fortune tra le “World’s Most Admired Companies” in questo momento è probabilmente l’uomo più invitato della capitale.
È passata appena una settimana dall’investitura di cavaliere del lavoro a palazzo del Quirinale che già 300 esponenti della community finanziaria nostrana si sono dati appuntamento per il 26 novembre al Canova Club per tributargli una standing ovation. L’occasione è offerta dall’ulteriore salto in avanti che da lunedì 15 novembre le Poste Italiane hanno fatto con l’introduzione di “librettopostale card”, il nuovo prodotto nato dalla sinergia di Poste con la Cassa depositi e prestiti (Cdp, azionista di Poste italiane con il 35% del capitale), che garantisce anche un’assicurazione sulle somme versate e consente ora pure il prelievo notturno e festivo, quando gli sportelli degli uffici postali sono chiusi. A commento dell’iniziativa, Massimo Varaz-zani, amministratore delegato di Cdp, ha sottolineato che la nuova Card offre rendimenti “in linea con il mercato o un po’ più alti del mercato se possibile”. Le signore banche sono avvertite.
Non si creda comunque che gli applausi distolgano l’a.d. di Poste dalla marcia di conquista, anche bellica, impostata dall’inizio del suo mandato (tra l’altro recentemente rinnovato). Sotto la cortina di silenzio dell’Abi continua a bruciare il terreno di battaglia che vede il Banco Posta antagonista delle maggiori banche italiane.
“I 14 mila uffici postali, 3 volte la consistenza del primo gruppo bancario italiano, attraverso i quali fino al 31 dicembre 2010 Poste Italiane SpA gestirà in monopolio i recapiti da meno di 50 grammi a busta, che sono la stragrande maggioranza del movimento postale italiano, non soltanto garantiscono a Poste Italiane una condizione di netto dominio nell’affare dei recapiti, ma assicurano al BancoPosta una visibilità che nessun’altra banca di fatto ha oggi in Italia”, sostiene Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, primo think tank severamente liberista presente in Italia. Ben venga la concorrenza bancaria di Poste Italiane”, incalza Mingardi, “purché sia ad armi pari”. Sotto, sotto c’è la riserva sulla completa licenza allo svolgimento dell’attività bancaria, basata sull’utilizzo della raccolta per l’attività di prestito e di finanziamento, che la Banca d’Italia non ha (ancora) sciolto a favore di Poste Italiane, anche se l’azione delle Poste in questo campo si fa sempre più raffinata e in linea con l’operatività che le omologhe europee.
La conferma? Né Royal Mail, né Correos de Espana, né Deutsche Post fanno più ironia su “cartoline spaghetti”. Ma Sarmi ha ben presente che la pacchia dei recapiti (se proprio di pacchia si tratta, con le tante postazioni alpine e isolane che PI deve garantire) finirà il 31 dicembre 2010. E si prepara l’exit strategy. Come?
All’orizzonte c’è una grande campagna di conquista finanziaria con il collocamento dei titoli obbligazionari prossimamente in emissione da parte di Banca del Mezzogiorno, nella speranza che BdM stessa diventi una sorta di nuovo Mediocredito, con PI come azionista principale. Ammesso (e non ancora concesso) che la Ue non abbia nulla da ridire. Nell’attesa dell’ambizioso progetto di Giulio Tremonti, Sarmi, che oltre all’esperienza in Tim ha anche alle spalle una direzione generale in Siemens, fa avanzare Poste Italiane SpA nelle telecomunicazioni. Proprio in queste settimane PosteMobile sta rafforzando la sua offerta con telegrammi dal cellulare, ricariche col Banco posta e altri simpatici gadget. Piccole incursioni, si dirà, ma comunque dolenti per Tim, Vodafone, Wind e 3. Il cavallo del neocavaliere del lavoro pesta i piedi a molti.

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