Crack o non crack? That is the question

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Cominciamo la settimana all’insegna di Dubai. Come non farlo?

di Redazione30 novembre 2009 | 07:54

Le novità che si attendevano sono arrivate e soltanto il passare dei giorni ci dirà se esse risulteranno essere abbastanza per rassicurare i mercati oppure no. La Banca Centrale degli Emirati ha infatti assicurato liquidità al sistema, al tasso Eior (Emirates Interbank Offered Rate) + 50 punti base, al fine di limitare l’onda d’urto che si potrebbe verificare alla riapertura delle borse regionali sui titoli degli istituti di credito maggiormente esposti alla richiesta di ristrutturazione del debito effettuata pochi giorni fa da Dubai World.

E lo stesso Istituto Centrale ha dichiarato che le proprie casse risultano essere in una situazione migliore e più solida rispetto a quella di un anno fa, al centro della crisi globale.

Intanto cominciano a formarsi delle opinioni diverse circa la reale situazione della città-stato di stampo americano: c’è chi sostiene che il crack sia inevitabile, visto il livello di indebitamento raggiunto in così poco tempo, ma c’è anche chi incolpa i media di seminare panico gratuito. Voci di imprenditori stranieri, presenti da 5/8 anni sul territorio, sostengono senza paura e senza interessi (in quanto aziende private non partecipate in alcun modo dal governo), che Dubai World possiede attività pari circa a 4 volte la cifra incriminata e sbattuta su tutte le prime pagine dei giornali e degli information providers di tutto il mondo. Le borse americane hanno “recuperato” le mancate perdite di giovedì scorso (giorno della notizia che corrispondeva al Thanksgiving) fermandosi a -1.70%, mentre le europee e le asiatiche hanno chiuso addirittura in positivo.

EurUsd – grafico 60 min

I movimenti sul mercato FX verificatesi sul finire di settimana sembrano aver preso un momento di pausa e sarà importante vedere come ci si comporterà intorno ai punti tecnici, poichè a livello macro nulla è cambiato, anzi, la paura dello scoppio di una nuova bolla ci ha confermato ancora una volta lo status di valute rifugio di dollaro, yen e franco svizzero.

Non dimentichiamoci, a proposito, che la forza dello yen – soprattutto contro dollaro americano (dove ci si è pericolosamente avvicinati ai minimi assoluti di tutti i tempi) comincia a preoccupare la BoJ e che la SNB, anche se non è stato confermato pubblicamente, è intervenuta giovedì mattina vendendo franchi dopo che UsdChf è andato sotto la parità facendo un minimo a 0.9919 e quando l’EurChf ha raggiunto 1.5010. Di carne al fuoco dunque ce n’è, occorre aspettare le prossime evoluzioni per chiarirsi le idee (sempre che ce la si faccia!) e in attesa operare intraday, a leve moderate, facendo affidamento sull’analisi tecnica.

Partiamo dal consueto eurodollaro, parlando di analisi tecnica.

Ci troviamo di fronte ad una inversione totale rispetto a quanto abbiamo visto non più tardi di venerdì mattina. I prezzi in una giornata di scambi si sono riportati, sui prezzi antecedenti la notizia proveniente da Dubai. Se il mercato europeo dovesse ripercorrere, in mattinata, quanto visto in Asia potremmo facilmente ritornare sui livelli di massimo di eurodollaro ad 1.5140. In questo momento, nel breve, il livello di supporto è fornito da 1.4990. Il grande livello di supporto, vale la pena ricordare però, transita poco al di sopra di 1.48 figura: solo questo deve essere strettamente monitorato come livello di cambiamento della tendenza primaria del cambio.

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