Bombe rosa sul 2010

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Esiste una “quota rosa” in grado di destabilizzare nel 2010 il capitalismo italiano? Considerata l’attuale crisi finanziaria, che ha ancora pesantemente condizionato l’operatività dei consulenti e degli operatori per tutto quest’anno che si sta per concludere, la domanda può apparire tanto bizzarra quanto oziosa.

di Redazione9 dicembre 2009 | 12:45

Eppure non è esattamente così: le azioni legali intraprese, per motivazioni diverse, da Margherita Agnelli de Pahlen e da Veronica Lario portano con sé un potenziale davvero esplosivo. Che rischia di alterare gli equilibri finora faticosamente raggiunti dal Salotto Buono del capitalismo del nostro Paese e che peraltro proprio nel 2010 dovranno affrontare passaggi delicatissimi, a partire dal rinnovo dei vertici delle Assicurazioni Generali.
La sentenza sulla causa che la figlia del defunto Avvocato Giovanni Agnelli ha intentato contro Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron sarà pronunciata nella prossima primavera. La ragione del contendere è nota: Margherita Agnelli accusa i tre “gestori” delle fortune dell’Avvocato di averle tenuta occultata la reale consistenza del patrimonio del padre, anche per larga parte depositato all’estero attraverso una fitta ragnatela di fondazioni e società domiciliate nei paradisi fiscali.
Margherita in questo attacco sferrato al cuore della dinastia torinese, di cui lei per prima fa parte, ha coinvolto anche la madre Donna Marella dei principi Caracciolo di Castagneto. Sorella, guarda caso, del defunto Carlo, patron assieme a Carlo De Benedetti del gruppo Espresso, la cui eredità è pure oggetto di una durissima querelle giudiziaria tra la riconosciuta figlia Jacaranda Falck, designata erede universale, e i fratelli Carlo e Margherita Revelli. Ma non c’è alcun dubbio che dietro le mosse di Margherita vi sia l’irritazione per l’assetto creatosi ai vertici del gruppo torinese, che ha visto prevalere proprio suo figlio John Philip Elkann a “svantaggio”degli altri figli avuti dal secondo marito.
La figlia dell’Avvocato ha compiuto in questa direzione una mossa decisiva quando a metà novembre ha separato il problema della caccia ai conti esteri del padre (e quindi del ruolo di Gabetti, Grande Stevens e Maron) dall’esame della validità – o meno – del patto del 2004 con cui madre e figlia chiusero la loro lite sull’eredità e che vide Margherita trasferire a Donna Marella il 33% della Dicembre, la “cassaforte” che è azionista di maggioranza della Giovanni Agnelli & C., l’accomandita da cui si controlla tutta la catena che da Exor scende fino a Fiat. Un problema di figli ce l’ha pure Miriam Bartolini, più nota cone Veronica Lario.
La seconda moglie di Silvio Berlusconi ha attaccato in tribunale il marito-premier chiedendo la separazione “con addebito” e mettendo quindi in discussione, anche in questo caso, l’assetto di comando del gruppo Fininvest-Mediaset. Il problema è che il Presidente del Consiglio ha finora dato spazio nei ruoi operativi delle proprie maggiori aziende solo ai figli della prima moglie, Carla Dall’Oglio: Piersilvio, proiettato ai vertici di Mediaset dove è affiancato da un uomo saggio come Fedele Confalonieri e da un manager esperto come Giuliano Adreani, e Marina, ai vertici di Fininvest e di Mondadori, qui sostenuta dal chief executive Maurizio Costa, ma entrata nientemeno che nel consiglio di amministrazione di Mediobanca.
E i tre figli di Veronica? Poco o niente, finora, oppure assegnazioni di ruoli che non interessano: Luigi che dovrebbe entrare in Mediolanum e Barbara, candidata a Medusa, ma che invece tanto vorrebbe lavorare nella casa editrice di Segrate. Marina e Piersilvio non vogliono mollare un millimetro del loro potere, il padre li appoggia, e così Veronica, oltre alle amarezze coniugali, si è trovata costretta ad attaccare il marito per difendere sia i suoi figli, sia il loro ruolo futuro nel gruppo mentre Luigi non esita a strizzare un occhio ad un banchiere giovane e agguerrito come Matteo Arpe, odiato da quel Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca, che è invece uno dei banchieri di riferimento del Cavaliere.
Da Fiat a Fininvest, insomma, l’anno che si apre per il capitalismo tricolore assicura scintille e fa intravedere clamorosi riaggiustamenti di equilibri, tra le rivendicazioni di figlie e mogli. Un capitalismo che nell’essere ancora strutturalmente “familiare” ha in sé il motivo principale della sua forza e della propria intrinseca debolezza.

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