Mercati, forward looking

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L’indice manifatturiero ha mostrato un incremento ulteriore per il terzo mese di fila: l’indice è così salito da 56,1 fino a 60 – un livello mai visto dal gennaio 2006.

di Redazione31 dicembre 2009 | 08:00

Buon giorno e ben arrivati all’ultimo giorno dell’anno 2009, al preludio del 2010. Dopo un anno di sfide, ci dirigiamo verso un anno che – auspicabilmente – sarà più luminoso, soprattutto perché “non può piovere per sempre” (è un cliché ma togliamo un pò del velo aulico e trascendentale dal nostro report perché di aulico  in finanza c’è veramente poco quando si riducono le analisi all’osso). Dunque ieri abbiamo aperto con un messaggio di speranza ed è stata confermata dall’unico dato degno di interesse della giornata, il Chicago PMI.  Questo indice manifatturiero ha mostrato un incremento ulteriore per il terzo mese di fila: l’indice è così salito da 56,1 fino a 60 – un livello  mai visto dal gennaio 2006. Nel settore manifatturiero si è registrato  infatti un incremento nella produzione, negli ordini da parte di rivenditori (magazzini in corso di svuotamento? Chissà, ma è comunque segno che qualcuno sta acquistando, la domanda sta salendo) e di conseguenza nell’occupazione. Detto questo, dobbiamo chiarire un fatto: oggi un cliente, proprietario di azienda, ci contestava questi messaggi di ottimismo perché “ancora qui si perdono posti di lavoro… ottimismo e ripresa un accidente!”. Che dire… ha più che ragione, e c’è anche un motivo fondamentale dietro a questa “divergenza di opinioni”: il mercato FX incorpora i movimenti di tutti i portafogli a livello mondiale, oltre che i movimenti nei Futures sulle commodities. Dunque, il mercato azionario, ma ancor più il mercato Future su commodities  (che incorporano le attese dei produttori del settore reale che devono coprirsi dalle fluttuazioni incerte del prezzo del loro bene) scontano il futuro. Dunque i mercati, si dice in gergo, sono “forward looking”, e di preciso il Dow e l’S&P 500 – altamente correlati con i carry trade, si muovono circa 6-8 mesi in anticipo rispetto al settore reale. Dunque i dati macro e il mercato parlano chiaramente di ripresa, mentre il settore reale langue. Niente paura: non è una “divergenza di opinione”, al contrario, è solamente una “incongruenza temporale”. Noi guardiamo avanti, e da qui viene l’ottimismo. Passando al mercato, l’ambiente di scarsa liquidità che permea questi ultimi giorni dell’anno crea oscillazioni miste. Manca solo la giornata di oggi, e il dollaro americano non cessa di recuperare parte del terreno perso contro Jpy, Cad, mentre perde contro la Sterlina (a sorpresa), il Franco Svizzero, l’Aussie e il Kiwi.  Non prendiamo queste ultime battute del 2009 come una tendenza di genere. Sono gli ultimi colpi prima del  reinserimento dei grandi player e sicuramente post-Epifania ne vedremo delle belle.

 

Temevamo di dover concludere quest’ultima sezione di analisi tecnica del 2009 senza molto di nuovo da dire ed invece un movimento iniziato ieri sul cambio UsdJpy e sulla sterlina lasciano aperta una porta ad un cambiamento di fondo. Come abbiamo osservato egli ultimi mesi, precisamente dal 21 settembre, il dollaro non era riuscito a risollevarsi oltre il livello chiave di 92.30-50, salvo poi ieri fare una prima escursione (a dire il vero non ancora perfettamente confermata perché il cambio è ancora nei pressi del punto) al di sopra. In attesa di ulteriori di conferme per una rottura definitiva, possiamo già ipotizzare che se il cambio continuerà oltre, il massimo relativo di agosto, 97.77, non sarebbe un’utopia ne medio periodo. Come supporto a questo scenario crediamo si possa guardare a 91.80, livello che ha tanto rallentato il cambio negli ultimi 10 giorni di scambi.

Passiamo all’eurodollaro che non riesce a levarsi d’impaccio dal livello medio mantenuto nelle ultime due settimane. Siamo ancora arginati all’interno di un range compreso fra 1.4220 (anche se prima è presente  1.4280) e 1.4420 (anche se abbiamo assistito ad una breve estensione sino a 1.4450). Un’indicazione di brevissimo, stiamo parlando di grafici a 10 minuti, suggerisce di porre molta attenzione al supporto di 1.4360, per cercare di prevedere da quale parte del range il cambio si muoverà nelle prossime ore.

La decisa inversione della sterlina, ha fatto in modo che il cable si allontanasse dal proprio cammino ribassista e che sia messo in discussione il raggiungimento del minimo atteso a 1.5710. Il cambio è riuscito a raggiungere il livello di massimo relativo del 22 dicembre scorso, 1.6098, per cui ora potrebbe essere attesa una discesa che potrebbe giungere sino a 1.6000-6020. Oltre questo supporto la figura di doppio massimo sarebbe molto solida e  si dovrebbe considerare la salita di ieri come un classico “fuoco di paglia”.

Il cambio EurChf si trova ancora stabilmente nei pressi di un livello di attenzione. I minimi sempre calanti non lasciano intendere nulla di estremamente positivo. Continuiamo a pensare che la chiusura di posizioni a favore della moneta unica, possa condurre il cambio ai livelli di marzo. Attenzione nel breve alla tenuta, o meno, del supporto a 1.4850.

Il cambio AudUsd, con 6 candele positive ed una neutrale, in sette giorni di scambi, si può proprio dire abbia riacquistato un po’ di fiducia da parte degli investitori. Ora lo scoglio da abbattere si trova nei pressi di 0.90 figura. Attenzione poi al supporto importante di 0.89 figura, in grado di contenere eventuali spinte ribassiste infragiornaliere.

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