Moody’s, diminuite il debito e alzeremo il rating

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L’agenzia di rating prospetta una promozione per il rating italiano, ma solo se dovesse riuscire a imboccare un percorso duraturo e stabile verso la riduzione del debito pubblico.

di Giacomo Berdini31 marzo 2010 | 11:30

Ora la domanda è una sola: ce la faremo o no?
Dopo le dichiarazioni del Fondo Monetario Internazionale, l’agenzia di rating Moody’s ha annunciato all’Italia che, se riuscisse a perseguire un obiettivo virtuoso, intavolando una strategia duratura e in grado di far calare il debito pubblico e gli interessi, magari tornando all’avanzo primario, la nostra economia potrebbe ambire ad un rialzo del rating.
Certo, la notizia da un lato può essere lieta, ma che non venga interpretata come un segnale di stabilità e di adagio sull’alloro, perché i “se” posti dall’agenzia non sono certo pochi, ma soprattutto non di facile realizzazione.

L’informazione che a molti è parsa lusinghiera è contenuta in uno studio sulle finanze pubbliche italiane ed europee che ha come scopo spiegare ai contribuenti dell’Ue il perché nel prossimo futuro si prospettano anni di rigore fiscale. La cosa sorprendente è che Moody’s ha affermato come l’Italia, in realtà, preoccupi meno rispetto ad altri partner europei. Il motivo è da ricercarsi nella lunga esperienza nella gestione del debito e nella capacità di sapersi adeguare ai sacrifici di bilancio imposti dalle crisi, che non imporranno al nostro paese l’introduzione di misure brutali per stabilizzare le finanze pubbliche.
Nello studio, intitolato “Italia: invertire l’elevato debito pubblico in un contesto di bassa crescita non sarà impresa facile”, Moody’s ricorda che non è in corso alcuna revisione del rating italiano, attualmente “Aa2” con prospettive stabili. L’unica prospettiva è quindi un’apertura di credito: “La sfida più grande è conseguire un’inversione decisa e duratura della dinamica di crescita esponenziale del debito pubblico e dei relativi costi di finanziamento”, spiega Alexander Kockerbeck, Vicepresidente e Senior Credit Officer di Moody’s.

Il lato buono è che, a differenza di molti altri Paesi europei, sulle tasche degli italiani non gravano onerosi salvataggi bancari, perciò si ritiene “che l’entità dello sforzo richiesto al Paese per tenere sotto controllo il debito pubblico complessivo e i costi del suo finanziamento sia relativamente moderata rispetto ad altri Paesi Ue”.  In ogni caso, non sarà facile, e potrebbero volerci ancora due anni o più per tornare a livelli di crescita pre-crisi. E la crescita che l’Italia riuscirà ad agganciare, nel 2010 e 2011, dovrebbe essere di circa l’1% e l’1,5%.

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