Allianz GI, la paura più grande è la volatilità dei mercati

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A rivelarlo è l’ultima edizione dell’indagine semestrale RiskMonitor che mostra anche un cambiamento rispetto all’edizione precedente, quando l’attenzione era rivolta soprattutto al rischio di tasso di interesse

di Redazione29 novembre 2011 | 10:43

E’ la volatilità dei mercati la principale preoccupazione per gli investitori istituzionali europei, seguita a stretto giro da crisi del debito sovrano e ribasso dei mercati azionari. A rivelarlo è l’ultima edizione dell’indagine semestrale RiskMonitor condotta da Allianz Global Investors, che mostra anche un cambiamento rispetto all’edizione precedente, quando l’attenzione degli investitori era rivolta soprattutto al rischio di tasso di interesse, mentre la volatilità occupava solo il quarto posto. Nel dettaglio, la quota di rispondenti che considera la volatilità un rischio rilevante è salita ora all’89% (+16 punti percentuali), mentre a essere preoccupati per la crisi del debito sovrano e la possibilità di ulteriori crolli dei mercati azionari sono oltre un terzo dei rispondenti. “Quasi tutti gli indicatori segnalano una maggiore apprensione per i rischi legati ai mercati dei capitali, riconducibile all’elevata preoccupazione per la volatilità”, ha commentato Thomas Wiesemann, Chief Market Officer di AllianzGI in Europa.

“Quasi tutti gli indicatori segnalano una maggiore apprensione per i rischi legati ai mercati dei capitali, riconducibile all’elevata preoccupazione per la volatilità. Tuttavia per gli investitori sarà pericoloso rimanere ancora in modalità “risk off”, in quanto l’attuale contesto di bassi tassi di interesse sta generando rendimenti insufficienti a coprire le passività e in alcuni casi addirittura negativi in termini reali. Per navigare in questi mercati volatili con un budget di rischio limitato e senza rinunciare alle potenzialità di rialzo è necessario ricorrere a strategie di gestione dinamica del rischio”. Gli attuali livelli dei tassi di interesse, percepiti come un rischio rilevante dal 63% dei rispondenti, preoccupano più di un eventuale calo o aumento dei tassi, considerati un rischio rilevante rispettivamente dal 42% e dal 33% dei rispondenti. Secondo i risultati dell’indagine, un maggior numero di investitori vede inoltre aumentare la probabilità di eventi estremi. Attualmente il “tail risk” è una preoccupazione rilevante per quasi il 63% dei rispondenti, rispetto al 48% di sei mesi fa, e per oltre il 6% rappresenta il rischio maggiore nel contesto attuale.

“Non solo gli investitori si trovano ad affrontare una moltitudine differenziata di rischi superiori”, ha continuato  Wiesemann, “ma sono anche esposti all’ignoto in quanto le maggiori interrelazioni tra i rischi potrebbero assumere natura sistemica a fronte dell’andamento costantemente erratico dei mercati. Questa interpretazione appare suffragata dal netto aumento della percezione come rilevante del rischio di controparte (dal 31% al 57%) e del rischio di liquidità (dal 22% al 45%), entrambi considerati poco critici in periodi normali”. Sebbene in Europa l’80% dei rispondenti ritenga che l’euro sopravvivrà nelle circostanze attuali, gli intervistati considerano molto seriamente il rischio legato al debito sovrano. Analizzando i risultati dell’indagine in prospettiva nazionale, emerge infine una correlazione tra la fiducia nell’euro e i timori sul debito sovrano: i rispondenti in Italia, Francia e Germania hanno dichiarato la massima fiducia nella moneta unica (oltre il 90%), ma sono anche i più preoccupati per il debito sovrano, considerato un rischio enorme dal 64% circa dei francesi, dal 57% degli italiani e dal 43% dei tedeschi. In relazione alle riforme che più probabilmente saranno introdotte nell’eurozona, il 42% dei rispondenti ha indicato il rafforzamento dei meccanismi di stabilità, il 19% l’introduzione di euro bond e l’11% l’istituzione di un regime fiscale comune. Un quarto dei rispondenti ha menzionato come probabile la spaccatura dell’eurozona.

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