Posta del pf, i numeri ci dicono qualcosa, ma non tutto

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I bilanci offrono una sintesi che poi bisogna saper interpretare

di Redazione28 febbraio 2012 | 09:49

Avete fede nei numeri, gentili lettori? Viene il sospetto che per qualcuno di voi sia così, viste le infinite polemiche relative all’interpretazione dei numeri di fonti pubbliche come Assogestioni o Assoreti, per non parlare di quando i numeri sono forniti direttamente da uno specifico intermediario finanziario. Qualcuno dirà: i numeri sono numeri, non è questione di fede, basta leggerli e non ci possono né debbono essere incertezze, altrimenti a che servono? Invece no, come l’esperienza ormai di quasi tre lustri da analista finanziario mi ha insegnato i numeri possono essere non solo interpretati ma anche creati in mille diversi modi, specialmente quando si tratta di bilanci (documenti che per loro natura contengono solo informazioni sintetiche, dunque già elaborate rispetto al fenomeno economico che vanno a rappresentare).

Non sfugge a questo destino il mondo delle reti di promozione finanziaria: un dato relativo alla raccolta può essere (e quasi sempre è) influenzato dall’andamento dell’attività di reclutamento, l’ingresso o l’uscita dalla rete di promotori in grado di spostare in tempi più o meno rapidi portafogli consistenti può alterare dati medi procapite allo stesso modo in cui performance positive o negative di mercati e strumenti finanziari possono alterare la consistenza degli stock patrimoniali complessivi e dunque medi per promotore.

Oltre a questi fenomeni, le singole società possono poi perseguire politiche di raccolta che di volta in volta tendono o a rafforzare i margini (spingendo prodotti e servizi più redditizi per la mandante e/o per i suoi promotori) o a far crescere i volumi (anche in ottica “difensiva”, ossia magari promuovendo servizi di gestione della liquidità o strumenti monetari sui quali poco si guadagna per non far correre rischi eccessivi alla clientela in un momento di elevata volatilità dei mercati ed evitare così perdite in conto capitale e successivi disinvestimenti). Così un risultato apparentemente eccellente può nascondere un periodo di difficoltà, mentre numeri poco esaltanti possono essere dovuti a una situazione di soddisfacente equilibrio dei portafogli e dei flussi commissionali.

E siccome a pensar male si fa peccato ma quasi sempre si azzecca, molti lettori a questo punto sono tentati di assumere un atteggiamento scettico a priori: sarebbe tutta propaganda, “fumo negli occhi” per ingenui promotori da abbindolare, specchietti per le allodole che chissà cosa nascondono. Difficile dire quale sia l’interpretazione più vicina al vero, di certo non è il caso di adottare un atteggiamento fideistico neppure di fronte a classifiche, dichiarazioni e dati contabili; meglio utilizzare con giudizio le informazioni più o meno ricche che da questi dati e da un loro raffronto è possibile ricavare, stando al di fuori delle singole realtà.

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