Draghi (Bce) non cambia idea su misure straordinarie: restano necessarie

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Luca Spoldi di Luca Spoldi29 maggio 2017 | 16:49

DRAGHI (BCE) NON CAMBIA IDEA – L’Eurozona ha ancora bisogno delle misure straordinarie messe in campo dalla Banca centrale europea. Nonostante la pressione della Germania che non vede l’ora di sostituirlo con Jens Weidmann (numero uno di Bundesbank) quando scadrà il suo mandato, a fine ottobre 2019, Mario Draghi, governatore della Bce, continua a ripetere che l’attuale impostazione di politica monetaria resta necessaria per riassorbire la stagnazione e debellare definitivamente il rischio di deflazione, anche se l’economia mostra finalmente segnali di riaccelerazione.

C’E’ ANCORA BISOGNO DI MISURE STRAORDINARIE – “Rimaniamo fermamente convinti che un ammontare straordinario di politiche monetarie di supporto, anche attraverso le nostre previsioni sull’andamento futuro (“forward guidance”, ndr), sia ancora necessario” ha spiegato oggi Draghi nella sua consueta audizione trimestrale davanti alla Commissione Affari monetari del Parlamento Ue. Secondo il banchiere centrale, infatti, “la pressione dei costi domestici, in particolare delle paghe, è ancora insufficiente a fornire un supporto per una convergenza duratura e auto-sostenibile dell’inflazione verso i nostri obiettivi di medio termine”.

L’8 GIUGNO SARA’ ENNESIMO NULLA DI FATTO? – Nel prossimo incontro del board della Bce, in programma a Tallin l’8 giugno prossimo, nonostante una ripresa che “sta diventando sempre più solida e continua ad espandersi attraverso i settori e i paesi”, Eurotower potrebbe dunque rinviare ancora ogni decisione circa una “exit strategy” che ponga fine al programma di quantitative easing che ha ormai raggiunto i 2,3 triliardi di euro ed ai tassi negativi sui depositi. L’accento posto da Draghi sul fatto che “i rischi al ribasso per lo scenario di crescita sono ulteriormente diminuiti” sembra tuttavia far pensare che anche la Bce ritenga ormai lo scenario in sostanziale equilibrio e dunque possa iniziare a valutare un rallentamento degli acquisti di bond sul mercato.


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