Voluntary disclosure, aliquota oltre il 20%

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Il provvedimento sul rientro dei capitali ricomincia l’iter parlamentare. E intanto il Mef studia…

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino31 marzo 2014 | 07:37

VOLUNTARY DISCLOSURE – “Voluntary disclosure”, questa settimana si ricomincia. Sul rientro dei capitali all’esame del governo, infatti, toccherà prima pronunciarsi all’aula del Senato dopo che è stata stralciata la norma presente nel decreto legge partorito a fine dello scorso gennaio dal governo Letta e dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni e poi finito su un binario morto (vedi notizia).

LE OPZIONI – Tra le varie opzioni in campo salgono le quotazioni di una sanatoria in sostituzione dello schema dell’ex dl che prevedeva il pagamento della totalità delle imposte dovute e uno sconto sulle sanzioni. La forfettizzazione delle somme da versare per i contribuenti è un’ipotesi al vaglio, anche se tutti i parlamentari in modo bipartisan si sono detti contrari a qualsiasi sanatoria anche solo paragonabile ai precedenti condoni fiscali. L’ipotesi all’esame del Tesoro sarebbe quella di introdurre sì un’aliquota di vantaggio, ma ben al di sopra di quelle previste nei vecchi scudi fiscali dell’era berlusconiana: 2,5% nel 2001-2002, 4% nel 2003, 5% nel 2009-2010.

ALIQUOTA OLTRE IL 20%
– L’aliquota quindi, in questa formula, sarà certamente superiore al 20%, si parla tra il 23% e il 26%. Una percentuale alta ma più appetibile, secondo gli esperti, a convincere a rimpatriare quei contribuenti che hanno occultato capitali all’estero, di quanto non risultasse il testo del dl Letta. Sul tavolo c’è anche la possibilità di intervenire ulteriormente al ribasso sulle sanzioni e di introdurre un prelievo unico con un’aliquota molto alta in sostituzione di imposte e sanzioni.

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