Allianz GI: la svalutazione del Renminbi e l’impatto sui mercati

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Come hanno reagito le altre valute asiatiche? E che impatto c’è stato sulle obbligazioni societarie dei paesi asiatici.

di Redazione19 agosto 2015 | 08:55

LA SVALUTAZIONE – In Cina, il tasso di cambio ufficiale del Renminbi (RMB) verso il Dollaro statunitense viene fissato giornalmente dalla PBoC, la Banca Centrale del paese, lasciando liberi i mercati di scambiare in una banda di oscillazione del +/-2% rispetto al cambio fissato. Durante la scorsa settimana, in tre mosse la banca centrale cinese ha tagliato del 4,6% il tasso di cambio, cogliendo di sorpresa i mercati che si aspettavano piuttosto un intervento sulla banda di oscillazione del +/-2%. L’obiettivo della PBoC è di consentire al Renminbi di evolvere in una valuta maggiormente orientata al mercato. La stessa PBoC ha ammesso che il mercato avrà bisogno di tempo per adattarsi e continuerà a monitorare attentamente la situazione per stabilizzare le aspettative e garantire un passaggio regolare verso il nuovo meccanismo di pricing.

GUERRA VALUTARIA?
– In ogni caso, spiegano gli esperti di Allianz Global Investors, “non riteniamo di essere alle soglie di una guerra valutaria come prospettato da alcuni osservatori di mercato. Come primo aspetto, questo comprometterebbe l’obiettivo strategico della Cina di diventare una valuta SDR e secondariamente, nella previsione di una svalutazione unilaterale, il mercato potrebbe scatenare forti deflussi di capitale, incrementando così il rischio di instabilità finanziaria. Nel breve termine prevediamo un aumento di volatilità del Renminbi prima che il mercato riesca a trovare un tasso di equilibrio e si stabilizzi”.

ALTRE RIFORME
– La Cina si sta aprendo gradualmente ai mercati finanziari e recentemente questa tendenza ha registrato un’accelerazione. Uno sviluppo fondamentale sul mercato azionario riguarda per esempio il lancio del piano Shanghai-Hong Kong Connect che consente un maggiore accesso bilaterale agli investitori nei mercati azionari A Share in Cina e a Hong Kong. Il piano probabilmente sarà esteso a tempo debito anche ad altri mercati. Queste riforme vanno analizzate in un contesto dove la Cina consente al mercato di svolgere un ruolo più importante nel fixing dei prezzi. Per il Renminbi dovremmo assistere alla fine a un ampliamento della banda di oscillazione giornaliera, ma riteniamo che il governo attenderà finché il mercato non si sarà maggiormente stabilizzato. “Nel lungo termine questi interventi dovrebbero essere positivi per chi investe sia in azioni che in obbligazioni. I premi per il rischio alla fine scenderanno con una conseguente ripresa dei rating rispetto ai bassi livelli attuali. Nel breve termine prevediamo un nuovo allentamento monetario, molto probabilmente attraverso un taglio delle riserve obbligatorie. I tassi di interesse reali in Cina restano elevati e, come è avvenuto in altri mercati obbligazionari internazionali nel corso degli anni, la flessione dei tassi reali in genere è un fattore molto positivo per gli investitori obbligazionari”, spiega ancora la società.

LE ALTRE VALUTE –
“La maggior parte delle valute asiatiche ha risentito degli sviluppi negli ultimi giorni svalutandosi rispetto al Dollaro. Tra le valute asiatiche, Won Coreano, Dollaro di Singapore, Dollaro di Taiwan e Ringgit Malese probabilmente sono le monete che presentano maggiori correlazioni storiche con il Renminbi e di conseguenza, insieme alla Rupia Indonesiana, hanno registrato cali più consistenti. Il Baht Tailandese e il Peso Filippino hanno invece resistito, svalutandosi meno. Una volta che il riallineamento del tasso di cambio del Renminbi si sarà concretizzato, la volatilità delle valute asiatiche probabilmente si normalizzerà. Il sentiment negativo registrato in questi ultimi giorni non riflette i fondamentali sottostanti né le prospettive a più lungo termine delle economie asiatiche”.

IMPATTO SULLE OBBLIGAZIONI
– “Le quotazioni dei titoli di credito asiatici sono crollate, in particolare in Cina. Nel complesso, dal punto di vista dei fondamentali, le obbligazioni societarie investment grade ne hanno risentito in maniera minore rispetto al segmento high yield. I settori con ricavi e/o attività offshore come gas e petrolio, infrastrutture e costruzioni dovrebbero avere impatti inferiori sui prezzi mentre i settori che sono più orientati al mercato locale, come immobiliare, servizi di pubblica utilità, Internet, retail e strumenti di finanziamento del governo locale probabilmente sono più esposti poiché non presentano fondi di ricavo estere. La maggior parte degli emittenti cinesi non attua una copertura dell’esposizione in valuta e, se i ricavi provengono prevalentemente dal mercato locale, l’indebolimento dello Yuan cinese (CNY) farà salire l’onere del debito, oltre a incidere sugli utili a causa delle perdite sul cambio. Tuttavia, siamo confidenti del fatto che i principali e più frequenti emittenti di obbligazioni in dollari sono le grandi imprese statali con una situazione patrimoniale piuttosto solida o che prevedono di beneficiare del sostegno del SASAC, l’Autorità Centrale di supervisione dei beni statali. Inoltre, per la maggior parte delle società investment grade cinesi, le obbligazioni in dollari rappresentano ancora una componente relativamente contenuta della struttura del capitale, infatti la maggior parte è in CNY. Nel complesso, gli emittenti cinesi investment grade hanno un’affidabilità di credito che dovrebbe proteggerli dalle possibili oscillazioni valutarie. D’altra parte il segmento high yield in Cina è più vulnerabile, in particolare per il settore immobiliare che fa molto affidamento sui finanziamenti offshore, anche se molte di queste imprese hanno iniziato ad attingere al mercato locale quest’anno con l’apertura del mercato obbligazionario locale. Inoltre, i titoli high yield in scadenza nei prossimi 12 mesi sono in numero limitato e ciò dovrebbe contenere in questo periodo l’impatto sui flussi di cassa. Cionondimeno, la svalutazione del Renminbi difficilmente avrà un impatto significativo sulla domanda di immobili in Cina poiché il mercato immobiliare è trainato principalmente dagli utenti finali anziché dagli speculatori, e dipende maggiormente dalle dinamiche di domanda e offerta e dall’accessibilità al mercato. Prevedibilmente la politica monetaria accomodante in Cina continuerà a compensare il possibile impatto dei deflussi di capitale sulla liquidità del mercato immobiliare”.

I TITOLI DEL CREDITO
– “Nel mercato primario probabilmente assisteremo a un rallentamento dell’offerta delle obbligazioni societarie in dollari poiché le imprese cinesi attingeranno ai mercati locali per evitare la volatilità del cambio e sfruttare nel contempo il costo del denaro relativamente più basso grazie alla politica di allentamento. Se da una parte i fondamentali non sono molto cambiati, i mercati probabilmente rimarranno prudenti finché non si assisterà a una stabilizzazione del Renminbi. Nei nostri portafogli manteniamo un approccio difensivo mentre continuiamo a monitorare attentamente le opportunità che si presentano dove le valutazioni delle obbligazioni societarie sono inferiori rispetto ai fondamentali sottostanti”.

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