Evasori, rientrato in Italia solo il 30%

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Lo rileva Banca d’Italia: lo stock complessivo di attività finanziarie fuori confine è di 150-200 mld. Serve “voluntary 2”.

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino31 maggio 2016 | 13:58

Serve una “voluntary disclosure 2”, non solo come sta studiando il governo (vedi notizia), ma anche come dice la Banca d’Italia. Infatti con la procedura di collaborazione volontaria, istituita nel 2014 per l’emersione dei capitali e delle attività illecitamente detenute all’estero, “sono emerse attività precedentemente non dichiarate per quasi 62 miliardi di euro (con circa 4 miliardi di gettito fiscale, secondo dati ancora provvisori dell’Agenzia delle Entrate). Poiché si valuta che poco più di 51 miliardi riguarderebbero titoli di portafoglio e depositi bancari, tali attività ammonterebbero a circa il 30% della stima media degli stock sfuggiti alla rilevazione”.

Lo rileva la Banca d’Italia nella Relazione Annuale diffusa oggi, spiegando che si valuta che la quota dell’Italia di attività non dichiarate a livello globale potesse essere a fine 2013 “compresa tra i 150 e i 200 miliardi“, “con un’evasione fiscale di quasi un miliardo l’anno per i redditi da capitale e di circa 70 per l’imposta personale sul reddito”. Anche se, come spiega Bankitalia, “gran parte degli importi evasi è comunque difficilmente recuperabile soprattutto a causa della decadenza dei termini di accertamento tributario”, secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia, c’è lo spazio per una riedizione della voluntary disclosure come peraltro preannunciato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

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