Petrolio debole e mercati volatili non scoraggiano i fondi sovrani

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Anche nel 2015 i nuovi investimenti dei fondi sovrani hanno superato il controvalore dei disinvestimenti. L’eurozona ha saputo attrarre più capitali di Usa e Regno Unito

Luca Spoldi di Luca Spoldi30 giugno 2016 | 11:12

I FONDI SOVRANI NON SMOBILIZZANO – Nonostante la volatilità dei mercati e il perdurante crollo delle quotazioni petrolifere, i fondi sovrani non battono in ritirata, anzi anche nel 2015 hanno aumentato il capitale investito, portandolo a 4.978,16 miliardi di dollari (+25,5 miliardi). Lo segnala il Sovereign Annual Report 2015 realizzato dal Sovereign Investment Lab della Bocconi col supporto di Intesa Sanpaolo, Pwc e Cassa depositi e prestiti, presentato stamane presso Borsa Italiana.

CALA IL CONTROVALORE UNITARIO DEI DEAL – “Ancora una volta le vendite si sono ancora rivelate inferiori ai nuovi investimenti”, afferma il responsabile del Sovereign Investment Lab, Bernardo Bortolotti, ed i fondi sovrani hanno reagito alla perdurante incertezza puntando sulla diversificazione del portafoglio. Nel 2015 hanno, a fronte di un aumento del 40% nel numero dei deal, saliti a 186, si è notata una diminuzione del 30% nel valore totale, a 48 miliardi di dollari. La diversificazione si è concretizzata anche nel forte aumento degli investimenti al di fuori del paese di appartenenza (saliti al 94% del totale) e in uno spostamento verso i paesi già sviluppati (che hanno attratto il 71,9% degli investimenti, nuovo record storico).

BREXIT ANTICIPATA – Quanto alla tipologia di investimenti, quelli immobiliari rappresentano il 56,9% del controvalore totale, mentre in termini geografici i fondi sovrani hanno anticipato la Brexit: nel 2015, per la prima volta, gli investimenti nei paesi dell’eurozona (8,56 miliardi di dollari) hanno superato quelli nel Regno Unito (6,16 miliardi), in un quadro complessivo che ha visto un ribilanciamento a favore dell’Europa e a discapito degli Usa. Infine, un ultimo trend emergente è dato dalla crescita delle “sovereign-private partnership”, ossia degli investimenti in collaborazione tra fondi sovrani e investitori privati, che nel 2015 hanno raggiunto il 50% del totale.

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