Brexit, opportunità e rischi dell’azionario Uk

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Un’analisi della borsa britannica, dopo lo shock del referendum che ha stabilito l’uscita dall’Ue.

Biagio Campo di Biagio Campo18 ottobre 2016 | 07:03

IL MERCATO EQUITY – Negli ultimi mesi il Regno Unito è stato oggetto di aspro dibattito a causa del Brexit, tuttavia è bene ricordare come il suo mercato azionario resti uno dei più importanti a livello mondiale in termini di dimensioni (2,3 trilioni vs 0,4 trilioni di dollari del FTSE Mib), liquidità e diversificazione. “Se da un lato l’esito del referendum ha determinato flussi in uscita dal mercato equity, soprattutto su investimenti a gestione passiva, chi non ha disinvestito ha beneficiato di performance positive superiori a tutti gli indici dei Paesi UE”, spiega Antonio Forte, sales per il mercato italiano di Lion Trust, boutique londinese con fondi specializzati sul mercato azionario inglese attraverso un approccio long only e long/short. A spingere le valutazioni ha contribuito il deprezzamento della sterlina a causa dell’effetto positivo sugli earnings prodotti all’estero dalle aziende inglesi, il cui fatturato è prodotto per circa il 70% fuori dal Regno Unito.

APPROCCIO GROWTH – L’indice londinese FTSE 100 ha un price earning di 21,5 ed un dividend yield del 3,9%, rispetto al PE di 13,1 del FTSE Mib, il cui dividend yield si attesta al 4,5%. “La grande liquidità immessa sul mercato dalle politiche di QE ha gonfiato le valutazioni di altre asset class, rendendo quelle dell’equity molto più interessanti in termini relativi. Ad esempio i bond corporate, e non solo quelli governativi, offrono al momento un yield inferiore ai dividendi delle azioni inglesi”, prosegue Forte.

SETTORI DA PREFERIRE – L’uscita dalla UE sta creando nel Regno Unito opportunità e problemi a seconda del tipo di azienda e settore di appartenenza. I settori da preferire sono quelli meno sensibili ai consumi interni e che allo stesso tempo possano trarre vantaggio dall’indebolimento della sterlina, “in particolare guardiamo con attenzione i settori in cui le aziende inglesi abbiano un forte know how e pricing power in grado di garantirgli forti posizioni competitive, come ad esempio software technology, health care, consumer services, industrials”. Al contrario restiamo cauti su “financials, consumer goods, oil & gas, telecommunicazioni  e utility in generale”, conclude Forte.

STERLINA-Sono ancora pochi i fund manager che suggeriscono l’investimento in sterling, prevalentemente per l’elevata volatilità presente, tuttavia in molti ritengono ormai che la divisa britannica scambi su valori coerenti con i fondamentali. Tuttavia ricordiamo la presenza di numerosi fondi a cambio coperto.

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