Bellingeri (iShares): “Mifid 2, i prodotti passivi giocheranno un ruolo chiave”

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Il responsabile per l’Italia di iShares (gruppo BlackRock) fa il punto sull’applicazione delle regole europee da parte di gestori e reti.

Francesca Vercesi di Francesca Vercesi27 novembre 2017 | 10:31

Dopo vari rinvii, il pross rà in vigore la Mifid 2: la nuova direttiva europea che ha l’obiettivo di portare più trasparenza sui costi per l’acquisto e la vendita degli strumenti di investimento. Parla Emanuele Bellingeri (nella foto), managing director e responsabile per l’Italia di iShares, gruppo BlackRock, che dice: “A braccetto con i cf andremo a far conoscere gli Etf in Italia”.

L’industria arriva preparata al traguardo della Mifid 2?
Direi proprio di sì. Anzi mi sento di dire che c’è da fare un plauso alle società di intermediazione finanziaria e ai gestori perché in questi mesi, a livello di processi interni e di relazione con i clienti, hanno lavorato sodo. Adesso che sono stati messi a punto gli aspetti più burocratici e amministrativi però è necessario vedere cosa succederà ai portafogli.

Cosa significa per voi?
Noi siamo molto contenti, ora vediamo di lavorare con gli intermediari per trovare nuove soluzioni che costino meno per gli investitori. Il costo è un fattore chiave ma questo non significa che il resto non conta! Ora è necessario lavorare sull’offerta e sui prodotti. La parte passiva giocherà un ruolo importante come sta avvenendo in Uk con la Rdr. Del resto l’enorme crescita di Etf è sotto gli occhi di tutti. Nella nostra prossima guida destinata ai cf (Experience The Future, in allegato con BLUERATING, n.d.r.) lancio questa provocazione: in tutti i Paesi la percentuale del passivo è alta e molto più elevata rispetto a quella italiana. I casi sono due: o abbiamo trovato un modo di gestire iportafogli migliore di quello degli altri oppure non c’è abbastanza cultura finanziaria. Nel secondo caso non ci resta che adeguarci. L’Italia non ha educazione finanziaria: se da noi i costi sono più elevati di quelli di altri Paesi, di nuovo, o abbiamo un modello di avanguardia o dobbiamo allinearci.
Quindi basta con il concetto attivo contro passivo, giusto?
Assolutamente. Non c’è il meglio e il peggio ed è bene che i due strumenti finanziari coesistano. È meglio avere alternative, conoscerle, sapere come e quando utilizzarle. Questo non vuol dire che un Etf sia meglio di un altro prodotto ma se non è proprio considerato, allora c’è un problema. Senza contare che gli Etf poi sono liquidi e hanno visibilità sul prezzo.
Che impatto avrà la Mifid 2?
Se penso alle grandi reti, banche e consulenti secondo me hanno tutte le competenze per mantenere una certa redditività e i clienti in futuro. Le società di distribuzione, come stanno facendo le società di gestione, possono anche prevedere una diminuzione dei costi e quindi della reddittività. La risposta è aumentare i volumi. Gli Etf continuano a diminuire i costi perché si accontentano di avere meno redditività sulla singola unità ma i volumi crescono. Noi come industria dobbiamo proporre qualcosa di più trasparente a costi inferiori, ne beneficeremo tutti. In Italia lo spazio c’è. Questo è il mio messaggio per la Mifid 2. Continuiamo a parlare di attivo e passivo, di commissioni. Andiamo a prendere i risparmiatori che sono spaventati e che non investono nei prodotti di risparmio gestito.

Chi farà l’educazione finanziaria?
La devono fare gli operatori di mercato. I consulenti devono essere pagati per fare educazione. Il riferimento per me sono gli Usa: il modello distributivo che c’è adesso in Italia, con le grosse reti che operano in architettura aperta, lo abbiamo copiato da là, con le nostre reti che andavano a imparare. Adesso sarebbe auspicabile che le stesse reti andassero a prendere spunto dove la gestione passiva è molto forte.
La maggior parte delle reti ha optato per il modello non indipendente. Cosa significa?
Il fatto di essere non indipendenti non significa che non si possa avere un servizio a parcella. Io non sono indipendente ma offro eft, fondi comuni, i prodotti di singole case, singoli titoli e il cliente paga a parcella. Molti degli intermediari stanno affiancando o predisponendo un servizio fee only e sarà il cliente a scegliere. Questa è la chiave di tutta la Mifid.

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