Fondi, scontro Efama-CE sulla distribuzione

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La Commissione Europea vuole favorire la distribuzione transfrontaliera, ma Efama non è convinta delle azioni intraprese

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti15 marzo 2018 | 11:00

Lo scorso 13 marzo la Commissione Europea ha presentato un pacchetto di proposte per favorire lo sviluppo dell’Unione dei mercati dei capitali mediante la promozione di fonti di finanziamento alternative e la rimozione degli ostacoli agli investimenti transfrontalieri.

Sul fronte della distribuzione transfrontaliera dei fondi d’investimento, la proposta, dichiara la Ce, “mira a rimuovere questi ostacoli per tutti i tipi di fondi d’investimento, rendendo la distribuzione transfrontaliera più semplice, più rapida e meno onerosa. Una maggiore concorrenza offrirà agli investitori una più ampia possibilità di scelta e più valore, assicurando nel contempo un livello elevato di tutela degli investitori”.  

La commissione ha inoltre adottato una comunicazione per chiarire quale legislazione nazionale si applica per determinare chi possiede un titolo in un’operazione transfrontaliera. Una maggiore certezza del diritto promuoverà “gli investimenti transfrontalieri, un accesso al credito a costi inferiori e l’integrazione del mercato”.

Se sulla carta queste azioni sembrano andare incontro a una agevolazione della distribuzione dei cosiddetti fondi cross border, Efama, associazione europea dei fondi e dell’asset management, ha manifestato in un recente comunicato la sua preoccupazione per un ulteriore sviluppo della normativa dedicata.

L’associazione avverte che una proposta legislativa in questa fase potrebbe fungere da barriera aggiuntiva piuttosto che facilitare la distribuzione dei fondi transfrontalieri: “Facilitare la distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento in Europa e cercare ulteriori modi per approfondire il mercato unico dei fondi di investimento è un obiettivo che Efama accoglie con favore. Tuttavia, vi sono margini significativi di miglioramento e ulteriori sforzi devono essere compiuti per affrontare i rimanenti ostacoli alla distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento”. L’associazione quindi “non ritiene che l’aggiunta di ulteriori requisiti regolamentari attraverso una revisione legislativa in questa fase sia il mezzo più appropriato per affrontare gli ostacoli esistenti alla distribuzione transfrontaliera di fondi. Invece di aggiungere nuove regole alla struttura complessa esistente, Efama considera che la priorità principale dovrebbe essere quella di consolidare ulteriormente e chiarire le regole e i processi esistenti. Ciò sarebbe anche in linea con l’obiettivo di consentire agli investitori professionali e al dettaglio di accedere a una più ampia e diversificata scelta di opportunità di investimento”.

Parole non proprio concilianti, ma la mano verso la Commissione Europea rimane comunque tesa, come ribadisce Peter De Proft (nella foto), direttore generale di Efama: “L’industria europea della gestione patrimoniale ha discusso negli ultimi due anni con la Commissione europea e le autorità di regolamentazione europee e nazionali sulle modalità per affrontare adeguatamente tali ostacoli e ha proposto un elenco concreto di azioni da intraprendere a breve e lungo termine che possono essere efficaci nell’ulteriore integrazione del mercato unico dell’UE per i fondi di investimento. Efama auspica di continuare la discussione durante la fase legislativa”.


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