Mercati asiatici: mutismo e rassegnazione

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I mercati asiatici sono piatti al limite della depressione questa mattina. Chi dopo l’ennesima settimana di vendite sperava nella possibilità di un rimbalzo dai minimi è stato regolarmente smentito. Chi può, da questo mercato esce e chi ci deve restare lo fa con rassegnazione. Sta per iniziare una settimana molto difficile..

di Redazione30 giugno 2008 | 07:17

I mercati asiatici sono piatti al limite della depressione questa mattina. Chi dopo l’ennesima settimana di vendite sperava nella possibilità di un rimbalzo dai minimi è stato regolarmente smentito. Chi può, da questo mercato esce e chi ci deve restare lo fa con rassegnazione.

Sarà una settimana molto difficile questa che è iniziata oggi. Jean-Claude Trichet è pronto a spedire il siluro che darà il colpo di grazia all’ansimante dollaro e che contribuirà a spingere il petrolio sino a quei 150 dollari al barile previsti per luglio da una nota banca d’affari. E questo nonostante le esternazioni al settimanale Der Spiegel del ministro delle Finanze tedesco Peer Steinbrueck, che rompendo con la tradizionale linea di riservatezza di Berlino nei confronti delle decisioni della BCE, dichiara che “si rischia di dare il segnale sbagliato con un aumento dei tassi d’interesse, che potrebbe avere un effetto pro-ciclico proprio quando l’economia sta rallentando”.

Anzi, se per sbaglio la BCE avesse, in un momento di lucidità, anche potuto decidere di non contribuire ulteriormente ad affossare il dollaro e di rimandare l’aumento dei tassi, dopo l’intervento del ministro delle finanze tedesco, state pur sicuri che prenderà la decisione peggiore, desiderosa di rivendicare la propria autonomia.
Anche negli Stati Unisti non scherzano quando si tratta di eccellere in autolesionismo, dato che il Segretario per l’Energia, Sam Bodman ha dichiarato che in assenza di aumenti di produzione, per ogni punto percentuale di aumento della domanda possiamo aspettarci per il petrolio una crescita di prezzo del 20%.

Quanti dollari dovranno stampare gli americani nei prossimi mesi visto che dopo che il Senato degli Stati Uniti ha approvato il rifinanziamento per un anno da 161,3 miliardi di dollari delle guerre in Iraq e in Afghanistan, senza fissare una data per ritiro delle truppe dall’Iraq, il presidente americano George W. Bush, secondo quanto rivelato dal magazine New Yorker, ha chiesto e ottenuto nei mesi scorsi dal Congresso, controllato dai democratici, il finanziamento di una serie di operazioni clandestine contro l’Iran, che alzano il livello delle azioni d’intelligence americane per destabilizzare il governo di Teheran ?

Dato che le ultime operazioni di “intelligence” alla ricerca di armi di distruzione di massa in Iraq, si sono rivelate in passato decisamente poco intelligenti, tremo all’idea di rivedere all’opera chi, sapendo di avere un cambio presidenziale nel proprio futuro prossimo, potrebbe anche cercare il consenso da una mossa disperata.

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