La settimana sui mercati

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In una settimana essenzialmente povera di dati negli Stati Uniti (l’Europa continua su questo fronte ad essere colpita da ondate di pessimismo) spiccano dati ancora negativi sul mercato immobiliare, ma anche gli ordini durevoli di giugno sensibilmente superiori alle attese.

di Manuela Tagliani28 luglio 2008 | 15:30

Indipendentemente da un livello di volatilità ancora molto elevato, la settimana appena trascorsa ha evidenziato un maggiore equilibrio sui mercati finanziari. A fare le spese di una situazione di minore panico, in seguito al tentativo di recupero delle asset class maggiormente penalizzate negli ultimi due mesi è stato il petrolio, nel momento in cui è chiaro che la domanda (anche dei paesi emergenti) potrebbe risentire del rallentamento della congiuntura.

La riduzione dei sussidi in Cina e notizie positive sul fronte degli investimenti lo hanno quindi portato a cavallo di $125, il dollaro, coerentemente, si è portato fino a 1,565 contro euro, dal precedente 1,59.
Gli indici azionari hanno recuperato soprattutto nella prima parte della settimana, per ritracciare nella seconda.

Da un lato vi sono risultati misti dalla stagione delle trimestrali negli Stati Uniti (prevalgono nondimeno le sorprese positive), dall’altro ci sono timori per nuove svalutazioni delle banche nel prossimo trimestre.

E’ comunque per ora venuto meno il panico generalizzato delle ultime settimane, con gli investitori che hanno ricominciato a ruotare i settori e le industrie.
Diventa perciò per il momento nuovamente possibile ritornare a puntare sui fondamentali delle singole aziende/industrie.
Gli attuali multipli rendono a nostro avviso appetibile l’equity come asset class.

In una settimana essenzialmente povera di dati negli Stati Uniti (l’Europa continua su questo fronte ad essere colpita da ondate di pessimismo) spiccano dati ancora negativi sul mercato immobiliare, ma anche gli ordini durevoli di giugno sensibilmente superiori alle attese.

In un clima meno teso il reddito fisso è tornato nuovamente in un trading range, in quanto la difficoltà di fare delle previsioni su inflazione e crescita non induce a prendere posizioni decise.
Per il momento preferiamo il tasso variabile e le scadenze brevi (governativi), soprattutto nell’area euro.

A cura di JC Associati

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