Scandalo derivati: anche San Marino chiede i danni alle banche

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Dopo la maxi inchiesta di New York contro UBS, dopo che la comunità di Los Angeles ha citato in giudizio 31 banche, ora anche dal piccolo stato indipendente arriva una bordata contro il colosso britannico, che come molte altre banche, ha venduto prodotti low risk che ora valgono poco o nulla.

di Marco Mairate29 luglio 2008 | 15:00

Il colosso britannico Barclays non ha nessuna intenzione di piegarsi alle richieste milionarie della Cassa di Risparmio di San Marino.

Il gruppo sammarinese infatti ha intentato una causa da 170 milioni di euro contro la banca britannica, chiamata in causa per aver venduto prodotti derivati (Cdo) altamente speculativi senza spiegare tutti i rischi connessi. Scoppiata la bolla e crollati il mercato immobiliare statunitense ( e con esso tuto il mercato del credito strutturato)  il piccolo istituto ha subito perdite e costi totali per 170 milioni di euro che ora vuole indietro. Dal canto suo, Barclays, si dice totalmente serena e che la causa non ha alcun fondamento.

Si allarga a macchia d’olio lo scandalo di banche o investment bank accusate di avere venduto miliardi di dollari di prodotti sicuri che poi si sono deprezzati vistosamente negli ultimi mesi.

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