Deutsche Bank, una semestrale di luci e ombre

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Il gigante tedesco non delude le attese e, nonostante l’ormai fisiologico calo dell’utile netto, riesce a muoversi agilmente tra svalutazioni e calo dell’attività ma senza gli scossoni che hanno interessato molti suoi competitor.

di Redazione31 luglio 2008 | 11:44

Tra tutti i colossi finanziari mondiali, Deutsche Bank è stata quasi universalmente considerata una delle più accorte nel minimizzare le conseguenze dell’attuale crisi.
In realtà con le svalutazioni della trimestrale presentata oggi il conto che Deutsche Bank ha pagato sinora è di 11 miliardi di dollari.

Contemporaneamente, il numero degli addetti anzichè ridursi per effetto di massicci licenziamenti nei settori coinvolti dalla crisi, è salito di 2.000 unità, fino a oltre 80.000. Evidentemente la riduzione dei costi viene attuata con altri provvedimenti.

È importante citare questo dato per dare sinteticamente la sensazione di una situazione, riflessa nella trimestrale, fatta di luci e ombre che consigliano la prudenza (lo stesso [p]Josef Ackermann[/p], CEO, ha sottolineato che per il secondo semestre del 2008 la prudenza è d’obbligo), ma che autorizzano considerazioni positive.

Gli utili del secondo trimestre sono precipitati da 1,8 miliardi di euro dello stesso periodo del 2007 a 645 milioni di euro; eppure questo ha stupito gli analisti, che mediamente prevedevano un utile trimestrale a 420 milioni di euro, dopo la perdita di 141 milioni di euro del primo trimestre.

I ricavi netti dei primi sei mesi del 2008 sono scesi a 10 miliardi di euro dai 18,4 del periodo corrispondente del 2007, in particolare si sono dimezzati i ricavi del corporate e investment banking, come quelli dell’advisory nelle operazioni sul capitale. E la divisione corporate banking e securities ha registrato oltre 300 milioni di euro di perdita rispetto a 1,8 miliardi di utile del periodo corrispondente.
Sono cifre che non consentono, da sole, un grande ottimismo.

E inoltre le recenti svalutazioni comprendono 1 miliardo di euro su titoli garantiti da mutui, 500 milioni di euro verso società che assicurano i bond, e 300 milioni di euro su investimenti in immobili commerciali. Segno che i “fronti caldi” sono tanti…

Ma Deutsche Bank sta lavorando… Il portafoglio di leveraged loans (i prestiti più a rischio in quanto concessi a prenditori molto indebitati) è sceso di oltre 5,7 miliardi di euro, e in luglio ha continuato a scendere; e l’esposizione verso il settore immobiliare commerciale si è ridotta di altri 3,7 miliardi di euro.

E, allo stato attuale, non sono in vista aumenti di capitale, dato che il “Tier 1 capital ratio” di 9.3% a fine giugno è considerato soddisfacente [Il Tier 1 Capital Ratio è dato dal rapporto tra il patrimonio di base della banca e le sue attività ponderate in base al rischio]. Questo nonostante alcuni analisti ritengano siano in vista ulteriori svalutazioni per oltre 3 miliardi di euro.

Ma Josef Ackermann è positivo rispetto alla tenuta e alla crescita del business corrente; ad esempio nonostante una ovvia discesa dei ricavi da gestione dei patrimoni, gli asset amministrati sono saliti di 8 miliardi di euro nel secondo trimestre, dopo un aumento di 7 miliardi di euro nel primo. Segno che la fiducia dei clienti della banca non è in declino, anzi continua.

Luci e ombre quindi, come si diceva, e molta prudenza. Ma alla luce dei dati conosciuti, la sensazione è che Deutsche Bank possa uscire da questa crisi meglio di tanti suoi competitor.


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