Attenti ai bond sulle carte di credito

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Si ampliano le perdite legate al settore delle carte di credito. Quello che molti ormai definiscono come il prossimo ‘tsunami’ finanziario è costato a Citigroup 1,44 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre. La banca guidata da Vikram Pandit, infatti, ha perso una cifra considerevole sulle emissioni obbligazionarie costruite sui debiti delle carte di credito, un mercato da 500 miliardi di dollari.

di Marco Mairate5 novembre 2008 | 16:16

Un meccanismo molto simile a quello dei mutui subprime, dove milioni di mutui ad alto rischio venivano impacchettati insieme a mutui sani e poi rivenduti sul mercato sotto una nuova etichetta, magari tripla A.

Ma sembra che anche per il debito delle carte di credito la storia sia molto simile. Strumento utilizzatissimo dai cittadini americani, le carte di credito sono diventate nel corso degli anni ben più di un strumento di pagamento, ma un modo per prendere soldi a prestito e ripagarli a rate (con tassi salatissimi).
Succede così che un cittadino qualunque decide di richiedere più carte di credito, magari da istituti diversi, così da avere maggior capacità di spesa ed ‘eludere’ i massimali della singola carta.  Gli analisti si aspettano un peggioramento di questo business anche nel 2009, anno in cui il tasso di delinquency dovrebbe arrivare a punte storiche.

Citigroup così è solo uno dei primi gruppi ad uscire allo scoperto. Nel trimestre luglio-settembre, il gruppo ha detto di aver incassato 169 milioni di dollari dalla vendita di obbligazioni garantite dal debito contratto con le carte di credito generato nel terzo trimestre dello scorso anno. Sempre nello stesso trimestre, però, la seconda banca commerciale Usa ha perso 902 milioni di dollari dall’attività carte di credito contro 1,44 miliardi di dollari di utili dello stesso periodo del 2007. I ricavi della divisione sono calati del 40% a 3,79 miliardi di dollari.

Secondo l’agenzia di rating Standard & Poors il settore delle carte di credito ha subito un brusco rallentamento negli ultimi tre mesi. Il cosidetto indicatore charge-off è passato dallo 0,4% dello scorso luglio all’attuale livello di 6,5%. I pagamenti, in ritardo di più di 30 giorni,  passano dallo 0,4% al 4,5%.

Secondo gli analisti Kelly Luo e Ildiko Szilank, sempre più clienti stanno avendo grosse difficoltà a rientrare nelle loro spese: la crisi economica e l’aumento della disoccupazione infatti non fanno che esacerbare questo stato di cose. Il Conference Board’s Employment Trends Index è sceso a 108,4 a settembre, il livello più basso degli ultimi 4 anni. Il credito al consumo è calato di 7,9 miliardi di dollari in agosto a 2,58 trilioni, il più ampio calo mai registrato secondo la Federal Reserve.

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