La Cina e la crisi dei mercati

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Non è servito a rilanciare la borsa cinese l’intervento della banca centrale che ha abbassato i tassi di riferimento per la quarta volta in dieci settimane, portandoli al 5,58% con un taglio di 108 punti base, ossia il più ampio da 11 anni.

di Redazione28 novembre 2008 | 08:20

Sono soprattutto le quotazioni delle banche a frenare il listino per il timore che con un tasso sui depositi che scenderà nella stessa misura dei tassi di riferimento arrivando al 2,52% la redditività delle banche possa essere soggetta ad un drastico calo. E questo nonostante la banca centrale abbia contemporaneamente abbassato anche la riserva obbligatoria, portandola al 16% dal 17%, a partire dal 5 dicembre. Per le banche più piccole la riserva obbligatoria scenderà addirittura al 14% dal 16%.

Il taglio dei tassi era peraltro atteso ed è arrivato meno di tre settimane dopo l’annuncio da parte del governo di un piano di rilancio economico da 4.000 miliardi di yuan.

Gli investitori a quanto pare hanno il timore che prima che gli interventi facciano effetto, l’economia cinese subirà l’onta di una nuova contrazione. Quello che sta succedendo è in pratica sotto gli occhi di tutti, ci sono migliaia di operai licenziati dalle fabbriche del sud della Cina in seguito alla crisi economica internazionale hanno dato vita questa settimana a proteste che in alcuni casi sono sfociate nella violenza e ci sono centinaia di operai hanno attaccato gli uffici dell’impresa che li ha licenziati a Dongguan, uno dei centri dell’industria manifatturiera cinese.

Anche il sindaco di Shenzhen, Xu Zongcheng ha dovuto ammettere alla presenza di un gruppo di giornalisti che nella città hanno perso il lavoro 50mila operai a causa del fallimento di 682 imprese, e nonostante abbia affermato di essere fiducioso che Shenzhen possa raggiungere la crescita programmata per il 2008 del 12%, ha ammesso che l’edilizia sta vivendo una grave crisi, con una riduzione dei prezzi degli immobili del 25%.

Le “medicine” per uscire dalla crisi ci sono, dato che il capo-economista dell’Ufficio nazionale di statistica cinese, Yao Jingyuan, ha dichiarato che le riserve valutarie della Cina, le più ingenti su scala mondiale, grazie agli attivi commerciali raggiungeranno “auspicabilmente” i 2.000 miliardi di dollari quest’anno. I mercati attendono di capire come queste “medicine” verranno usate e quanto ci metteranno a fare effetto.

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