Dollaro e sterlina ancora vittime illustri

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La nuova ondata di crisi del Medio Oriente ha avuto ripercussioni anche sul nostro mercato valutario. Il dollaro ha fatto registrare la perdita più ampia da due settimane a questa parte dopo che il conflitto nella striscia di Gaza ha contribuito ha riportare in area di 40$ al barile il prezzo del greggio, con un balzo in un paio di giorni del 13%.

di Redazione30 dicembre 2008 | 08:16

Molti analisti sostengono che se il prezzo del greggio dovesse riprendersi, anche grazie ai recenti tagli voluti dall’OPEC, la strada del dollaro sia segnata di nuovo verso il raggiungimento del doppio minimo storico a 1.6040: la relazione del cambio euro dollaro e del petrolio è stata calcolata per l’anno giunto al termine superiore a 0.9, piuttosto forte tenendo presente che una relazione pari a 1 vorrebbe dire una relazione assolutamente diretta, con movimenti perfettamente sovrapponibili.
Il mercato, nei momenti di incertezza sembra a questo punto aver trovato una vittima sacrificale, a cui non possiamo non aggiungere la sterlina. Inutile a questo punto continuare a registrare i crescenti massimi storici (a proposito ieri abbiamo sfiorato 0.98 figura da cui è partita una ripresa di sterlina di una figura esatta) segnati oramai con frequenza giornaliera. La parità oramai è assolutamente a portata e facilmente raggiungibile in un mercato che sembra ancora mancare di liquidità e in cui le figure vengono messe a segno come se si stesse parlando di 10-20 punti.
Rimanendo in tema di euro sterlina, con l’ausilio di un grafico mensile, si può notare la particolarità del momento e come l’analisi tecnica, che sempre è da ausilio alle scelte operative di tute i giorni non sia applicabile con facilità. Con escursioni di questo tipo, al di fuori della media storica degli ultimi nove anni, l’unica teoria che possa confortarci nell’indicare la parità come punto di termine di questa ondata (oltre per il livello simbolico che spesso rappresenta per il posizionamento di barriere e stop) è propria delle onde di Elliott. Assumendo come prima onda quella incominciata con l’introduzione dell’euro nel ’99 a 0.56, il punto obiettivo della terza, in cui ci dovremmo trovare e solitamente la più impulsiva, è dato esattamente compreso fra 0.98 e 1 (a seconda del conteggio partendo dal presupposto che questa si estende al massimo per 1.618 volte la prima). Se così fosse, e il cambio completasse la salita intorno all’area sopra descritta, ci potremmo trovare ad affrontare una quarta onda ribassista con uno storno di un valore compreso fra 6 e 10 figure riportandoci come massimo intorno a 0.90.

EurGbp- grafico mensile

Guardiamo ora al UsdCad, un cross che si muove tendenzialmente in maniera opposta all’EurUsd. Oggi il Loonie sembra essere ancora sotto pressione, essendo rimbalzato dal livello 1,2070 (38,2% del movimento da 1,3020 a 1,4070); dunque si prevede un rialzo ulteriore verso 1,2250. Se invece il Usd perdesse di valore, e si infrangesse il supporto a 1,2070, la prossima fermata prevista è a 1,1830. Stiamo solo un po’ attenti alla poca liquidità presente ora negli scambi di questo cross.
Ancora pressione a ribasso invece per l’EurChf, che si è momentaneamente fermato a 1,4790 (supporto Fibonacci) ma che sembra avere tutte le intenzioni di proseguire la discesa libera “alla Werner Heel”. Siamo diretti forse a 1,4700. La forza del Franco Svizzero come Safe Haven è indiscusso, ed infatti in ogni grande crisi economica o geo-politica, il Franco si apprezza. L’EurChf quindi si rivela essere un cross ciclico: segue il ciclo economico e i suoi pesanti ribassi sono indice della situazione congiunturale che viviamo.
Un altro cross ciclico – nonché Carry Trade nel vero senso della parola – è il NzdJpy. Nei giorni scorsi, questo cross ha ripreso un minimo di vigore, salendo dai minimi fatti l’8 dicembre scorso a 47,40. Tuttavia temiamo che si tratti di un fuoco di paglia: potremmo iniziare a rivedere ribassi anche da oggi. Il NzdJpy sembra voler salire a toccare 53,10 ma poi un ulteriore ribasso sembra scontato. Quindi stiamo all’occhio a discese sotto 52,20 che indicherebbero un incremento dell’inerzia ribassista.


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