Con l'aiuto del coach

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Nonostante la crisi dei mercati l’Italia è ancora una meta appetibile per chi opera nel mondo della finanza. Alberto Baggini, amministratore delegato di IQM Selezione, società di ricerca, selezione, formazione e sviluppo di risorse umane, ha spiegato ad ADVISOR il perché di questa tendenza e ha illustrato le ultime novità in atto nel campo del recruiting.

di Redazione30 dicembre 2008 | 16:00
Voi siete attivi da alcuni anni nel settore del reclutamento. Come si sviluppa il vostro metodo di ricerca? 
Utilizziamo prevalentemente il canale internet, sul quale confluiscono ormai centinaia di migliaia di candidature e che ci consente pertanto di raggiungere un pubblico di candidati vastissimo e in tempi assai contenuti. Consultiamo database esterni molto forniti ed aggiornati, pubblichiamo annunci su tutti i maggiori portali generalisti e di settore, ricercando in parallelo nel nostro nutrito database interno. 
Ogni selezionatore segue personalmente il cliente dalla fase di definizione del profilo al follow-up successivo alla contrattualizzazione del candidato scelto, presentando la short-list dei migliori candidati mediamente in 15/20 giorni lavorativi.
 
Tra i vostri servizi, offrite un’originale tecnica, denominata coaching. Nel dettaglio, in cosa consiste?
Si tratta di un’attività di supporto ai professionisti d’azienda che abbiamo importato dal mondo anglosassone e dalla Francia. I nostri coach seguono i candidati guidandoli a recuperare dentro di sé e a valorizzare le risorse e le potenzialità per conseguire pienamente i propri obiettivi e, contemporaneamente, quelli aziendali. E’ un percorso di accompagnamento molto efficace laddove il talento del singolo non emerga compiutamente a causa di difficoltà nel processo di delega, nella gestione delle relazioni con i pari o con i propri superiori, nell’organizzazione personale o ancora nella chiara definizione di obiettivi e strategie.
 
Dato il periodo di forte crisi finanziaria, i vostri clienti quali caratteristiche e competenze professionali richiedono per private banker, consulenti finanziari, e credit manager che siano in grado di dare buoni risultati?
Nei momenti di maggiore difficoltà economica l’attenzione dei nostri clienti si concentra ancor più sul back-log esperienziale dei candidati, valutato relativamente alla consistenza e qualità dei portafogli gestiti, ai risultati conseguiti su periodi temporali “cross-crisis” e in buona misura sulla solidità e maturità personologica, necessaria per mantenere i nervi saldi attraverso fasi di mercato molto eterogenee. La capacità di gestire le congiunture con una visione ampia e chiara e con solidi obiettivi di lungo periodo è sempre l’atout che cerchiamo nei migliori talenti.
 
Nel 2009 per queste tre categorie di professionisti come crede che si evolverà il mercato?
Un fenomeno importante a cui stiamo assistendo nel settore finanziario è una migrazione di talenti verso paesi nei quali vi sia una legislazione lavoristica più favorevole al singolo, in controtendenza rispetto all’esodo verso piazze finanziarie come in primis Londra e anche Parigi e New York, appealing per i percorsi di carriera proposti, per i volumi trattati e per la multiculturalità. Ora vediamo un ritorno verso l’Italia, Paese in cui vi sono istituzioni e mercati finanziari meno sfidanti ma nel quale la contrattualistica è molto più garantista per il singolo.
Molti candidati cercano ad esempio di rientrare su Milano, per trovare un contratto a tempo indeterminato in una realtà aziendale magari di minor respiro rispetto alla City, ma con la garanzia forte di un contratto più difficilmente risolvibile. 
Rispetto a questo quadro naturalmente il lavoratore autonomo si muove su un piano parallelo, determinato in gran parte dalla percezione degli investitori. 
E quindi, se si riuscirà a superare questo momento di recessione economica, anche i professionisti come i consulenti finanziari potranno continuare nel 2009 a trovare ottime opportunità. 

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