Il consulente a metà anche bancario a metà

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Una nuova formula di Intesa Sanpaolo consente flessibilità di lavoro per chi fa advisory finanziaria mentre il mondo del credito deve ancora tagliare molti costi

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino14 marzo 2017 | 16:08

Banche e media sono i due business a più alto rischio di disoccupazione. La crisi della carta stampata generalista è sotto gli occhi di tutti e chi fa informazione vede il suo posto a rischio se non si riconverte rapidamente in un professionista che anzitutto fornisce notizie vere, e non le “fake news” che sempre più spesso transitano sui canali senza controllo dei social network, e poi le inquadra, fornendone una chiave interpretativa, in una sintesi tra web e giornale tradizionale. La crisi delle banche è altrettanto conclamata.

Il report McKinsey che pubblichiamo sul nuovo numero di Bluerating dice chiaramente che le banche per sopravvivere dovranno tagliare i costi di almeno un altro 50%, dopo la cura dimagrante già impostata dal 2008 ad oggi. Per Kpmg, un’altra società di consulenza, da qui a 5 anni scompariranno almeno 7.000 liali bancarie dopo che a settembre dello scorso anno erano pari a 29.335, il 12% in meno rispetto allo stesso periodo del 2012.

Il posto fisso in banca è ormai un mito che rimanda al passato. E non a caso le banche-reti e società di consulenti finanziari vanno da anni a caccia nel territorio delle banche arruolando professionisti coi rispettivi portafogli. Ma chi fa consulenza all’interno degli istituti di credito quali opportunità ha davanti e quali rischi corre alla luce delle condizioni di mercato? Una soluzione innovativa è arrivata col “Protocollo per lo sviluppo sostenibile” rmato a fine dello scorso gennaio tra il gruppo Intesa Sanpaolo e le organizzazioni sindacali, adottando una formula che affronta e risolve in anticipo molte delle questioni che sindacati e banche si troveranno sul tavolo al prossimo rinnovo del contratto collettivo di lavoro.

Lo schema adottato per i 400 consulenti finanziari inseriti nel gruppo, che fino a ora avevano lavorato come professionisti autonomi, percependo una provvigione a fronte dei contratti conclusi, prevede che ciascuno di loro sottoscriva due contratti.

Il primo è praticamente identico a quello adottato finora, e stabilisce un rapporto di lavoro autonomo di consulente finanziario per l’offerta fuori sede.

Il secondo invece è da dipendente part-time, a tempo indeterminato: questo rapporto di lavoro garantisce per la prima volta al consulente finanziario una retribuzione fissa, limitata naturalmente ai giorni in cui lavorerà con questa formula, e l’accesso al welfare e all’assistenza sanitaria di gruppo. D’altra parte per il tempo rimanente il consulente mantiene il contratto da “agente monomandatario con retribuzione variabile”.

La formula sperimentale viene adottata per i prossimi due anni, al termine dei quali il lavoratore potrà chiedere di trasformare il rapporto di lavoro dipendente da part-time a tempo pieno. Consulente finanziario autonomo a metà e contemporaneamente bancario dipendente a metà è una buona formula che da un lato viene incontro all’esigenza delle banche di ottimizzare i costi, dall’altra rappresenta nuove forme di lavoro, creando opportunità per i giovani che vogliono mettersi alla prova per costruirsi un futuro.

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