I furbetti del conticino

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Dalla rubrica Soldiweb di BLUERATING

Alessandro Rossi di Alessandro Rossi7 luglio 2017 | 06:00

Nella vita capita spesso di incontrare uno più bravo, uno più ricco, uno più fortunato o uno più furbo. Se accade per le persone normali accade sicuramente anche tra i banchieri, dove non è difficile incontrare quello più furbo. Sì perché è una categoria molto diffusa tra i vertici del-le banche. Lasciamo stare i casi più eclatanti da Banca Etruria alle banche venete, dove la furbizia ha rasentato i limiti criminali, ma andiamo sui furbetti del conticino. Li stanno mettendo a nudo alcuni fatti notati da loro colleghi meno furbetti e più attenti al rispetto del cliente. Che ce li hanno subito segnalati. Cominciamo con il fenomeno del momento: i Pir, Piani individuali di risparmio.
Questo nuovo strumento arrivato sul mercato grazie a un provvedimento del governo d’ini-zio anno, ha portato e sta portando un fiume di denaro verso società del risparmio gestito e banche. La particolare formula dei Pir con-sente a chi li sottoscrive di non pagare tasse se l’investimento resta immobilizzato per almeno 5 anni. I Pir in compenso devono per legge investire in imprese italiane in azioni o obbligazioni. Ed ecco che allora il banchiere furbetto del conticino infila una serie di belle (o brutte) obbligazioni della propria banca nei Pir destinati ai suoi clienti. No, così non si fa. Ma c’è dell’altro. Alcune grandi banche, non solo italiane questa volta, ma che comunque operano in Italia, consigliano ai clienti più facoltosi di rivolgersi a family office di loro fiducia ma di discutibile spessore professionale, magari basati a Lugano o a Chiasso (chissà perché?), in un oscuro ufficetto, ovviamente senza nessuna autorizzazione né controllo di alcuna autorità, aiutati dalla legge che lo consente. Insomma un signore qualunque, amico della banca, senza controllori né revisori dei conti, va bene, secondo certe banche, per fare da consigliori a un ricco signore e alle sue fortune. E le sim autorizzate che si sottopongono ai controlli di Bankitalia, Consob, società di revisione e magari anche a qualche autorità di controllo estera? Quelle possono arrangiarsi. Se ovviamente non hanno santi in paradiso.

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