Il Fintech in un limbo. Ci vogliono regole

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La finanza digitale prospera nel totale vuoto normativo rispetto a banche e consulenti. Mentre le linee Esma impattano sul business

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino7 luglio 2017 | 06:10

Le linee-guida sulla “product governance” della Mifid 2 pubblicate a inizio giugno dall’Esma (European Securities and Markets Authority) forse sono, come le ha definite a bluerating.com Maurizio Bufi, presidente di Anasf, “un buon compromesso rispetto alle varie esigenze che si pongono, ovvero la tutela del mercato da un lato e l’efficienza del portafoglio di investimento del cliente dall’altro”. Ma di certo non possono non rappresentare un elemento di riflessione, se non di vera e propria preoccupazione, per tutti gli attori della consulenza finanziaria, banche-reti in testa . Molti sono ancora i punti aperti dalla Mifid 2, con impatti concreti. A titolo esemplificativo, la necessità anzitutto di regolamentare il cosiddetto Fintech che oggi si muove in una sorta di limbo regolamentare che ne favorisce l’azione, esattamente al contrario di quanto avviene nel settore creditizio tradizionale, oppresso da una massiccia regolamentazione stratificata nel tempo. Ci vogliono poi regole per le piattaforme di lavoro e analisi per i cf autonomi e le società di consulenza finanziaria. È necessario inoltre evitare qualsiasi fenomeno elusivo della normativa nazionale, quando a operare nel territorio italiano siano tied agent stabiliti in altri stati membri, ossia persone fisiche e giuri- diche che agiscono per conto di imprese di investimento comunitarie. Non meno importante l’esigenza di allocare correttamente ed efficacemente le responsabilità tra il manufactor e il distributor, tenuti sì al rispetto di diverse politiche di governance, ma le cui condotte sono intima- mente legate e condizionate dai bisogni della clientela.

Si deve poi porre fine, in un senso o nell’altro, al dibattito in merito all’estensione dell’autorizzazione alla prestazione del servizio fuori sede ai consulenti finanziari autonomi: uno dei punti più controversi e di maggiore scontro tra le associazioni di categoria.

È veramente difficile se non impossibile prevedere esattamente quale sarà il quadro finale. Al centro di questo vortice dai contorni evidentemente non definiti c’è il cliente, l’investitore. Il quadro normativo che si sta delineando – Mifid 2, gli orientamenti Esma e a livello nazionale il Tuf, gli attesi regolamenti Consob – nel porre 
al centro l’investitore lo fa perseguendo funzionalmente due approcci tra loro mol-
to diversi: la tutela dell’investitore (l’investor protection dichiarata da Mifid 2) e il “servire al meglio gli interessi del cliente” (proclamato dalle linee-guida Esma in materia di consulenza finanziaria). Facendo un parallelo con le neuroscienze, vale a dire che l’una, la direttiva Mifid 2, si preoccupa del “lontano da…”, cioè della protezione dell’investitore, e l’altra del “verso…”, ovvero del raggiungimento dell’obiettivo del miglior servizio per il cliente. In questo modo l’orientamento “lontano da” (evitare criticità e problemi) e quello “verso” (raggiungere obiettivi concreti e misurabili) sono due forze in grado di realizzare un circo- lo virtuoso. Ne vedremo delle belle nel semestre appena avviato e in quelli immediatamente successivi. L’augurio è che prevalga la fiducia e la voglia di fare e non la preoccu- pazione, la paura e la continua alimentazione dell’ipertrofia normativa.

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