Perché l’Europa trema, ma l’euro brilla

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Alessandro Rossi di Alessandro Rossi15 novembre 2017 | 05:56

L’Europa non brucia, ma sicuramente trema. Il calendario dei prossimi mesi è una lunga sequenza di problemi: le complicate trattative per la formazione del governo in Germania, l’esplosiva situazione in Spagna con la Catalogna che vuol salutare il resto del Paese iberico, le elezioni austriache da poco celebrate con la destra estrema sempre più forte, le prospettive di ingovernabilità in Italia. Insomma qualcosa che somiglia sempre di più a una tempesta perfetta. In tutto questo bailamme la corazzata dell’euro naviga a gonfie vele e anche le corvette del debito sovrano solcano le onde senza fare una piega. Eppure il quadro dovrebbe essere quello contrario: incertezza politica uguale moneta debole. Macché. Ora non è che il mondo (anzi l’Europa, visto il caso) si sia messo a viaggiare al contrario, ma gli indizi a favore delle riforme strutturali sono più forti di quanto lo siano mai stati dall’adozione della moneta unica. Gli investitori sembrano ottimisti che possano essere attuate, soprattutto se la Francia e la Germania inizieranno a cooperare più di quanto non abbiano fatto in passato. Gli sviluppi positivi su questo fronte potrebbero fornire la spinta giusta a un trend di apprezzamento dell’euro duraturo e resiliente. La retorica “whatever it takes” di Mario Draghi ispira ancora fiducia negli investitori. Questo si aggiunge al fatto non trascurabile che la Bce ha acquistato più di un trilione di euro di titoli. Nonostante lo spettro di un possibile tape- ring, gli obbligazionisti di titoli periferici san- no che la Banca centrale è lì. E ci sarà. Anche perché se dovesse emergere una pressione reale, la Bce sarebbe senza dubbio disposta a deviare dalla capital key (ossia dall’acquisto dei debiti sovrani) per contenere i rischi. La flessibilità della Banca centrale sulle regole quando necessario è ben nota. E flessibilità, spesso, significa intelligenza.
rossi@bluefinancialcommunication.com


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