È solo un Bollettino, non un dogma di fede

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Andrea Giacobino di Andrea Giacobino12 giugno 2018 | 06:23

Il dogma dell’infallibilità papale, per chi ci crede, è tale solo quando il successore di San Pietro parla “ex cathedra”, ossia come dottore o pastore universale della Chiesa. Qualche giorno fa un Bollettino della Santa Sede, che ha fatto molto discutere anche su bluerating.com, ha sottolineato il dibattito sulla necessità di uno standard fiduciario universale per i consulenti finanziari, in una vasta critica della finanza globale che ammoniva i consiglieri che lavoravano contro i migliori interessi dei loro clienti. Il documento, intitolato “Considerazioni sul discernimento etico su alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario”, ha messo sul banco degli imputati i consulenti finanziari e come gestiscono i risparmi dei loro clienti. “Il risparmio in sé – vi si legge – quando è affidato alle mani esperte dei consulenti finanziari, deve essere amministrato bene, e non solo gestito”.
Il Bollettino ha poi evidenziato la pratica poco apprezzabile di svolgere transazioni non necessarie per generare commissioni, senza riguardo per il portafoglio del cliente. “Tra le attività moralmente discutibili dei consulenti finanziari nella gestione del risparmio, occorre tenere conto di quanto segue: un movimento eccessivo del portafoglio di investimenti comunemente volto ad aumentare i ricavi derivanti dalla commissione per la banca o altro intermediario finanziario”. Il documento ha criticato inoltre i consulenti che non hanno agito come fiduciari, evitando conflitti d’interesse e non lavorando da professionisti prudenti. Il Bollettino del Vaticano ha infine descritto le dubbie attività dei consulenti, tra cui “il fallimento circa dovuta imparzialità nell’offrire strumenti di risparmio adeguati alle esigenze dei clienti”, insieme “alla scarsità di un’adeguata diligenza, o addirittura una negligenza dolosa da parte dei consulenti finanziari per quanto riguarda la tutela degli interessi correlati al portafoglio dei loro clienti”.
Maurizio Bufi, presidente di Anasf, ha twittato sull’argomento: “Il risparmio in sé, quando è affidato alle mani esperte dei consulenti finanziari, deve essere amministrato bene, e non solo gestito, ha scritto il Pontefice. I comportamenti prima di tutto, ma sicuri che il bersaglio sia quello giusto? Chi è senza peccati scagli la prima pietra!”. In effetti i molti errori commessi dalla finanza del Vaticano negli anni passati, ai quali pure Papa Francesco sta cercando di rimediare, sono una realtà. A bacchettare Bufi ci hanno pensato Alessandro Pedone per Aduc e Massimo Scolari per Ascosim.
Ignoro se tutti i partecipanti a questo interessante dibattito siano credenti o no. Ma se lo sono, si tranquillizzino: quanto espresso nel Bollettino della Santa Sede non è un pronunciamento ex cathedra perché non riguarda materia di fede. Quindi non è un dogma. Fortunatamente per i tanti consulenti finanziari cattolici che fanno questo mestiere con onestà, professionalità e trasparenza. E tenendo sempre presente quel “discernimento etico” di cui parla il Bollettino.


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