Se sbarca in Italia avrà successo

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Sono sempre più ricorrenti le voci di un possibile sbarco in Italia del colosso statunitense Vanguard o comunque di un suo interesse per il ricco mercato del risparmio del nostro paese.

Maurizio Bufi di Maurizio Bufi22 ottobre 2016 | 15:32

Sono sempre più ricorrenti le voci di un possibile sbarco in Italia del colosso statunitense Vanguard o comunque di un suo interesse per il ricco mercato del risparmio del nostro paese. La caratteristica principale dell’offerta targata Vanguard è quella di essersi specializzata nella gestione passiva di asset finanziari e di rivolgersi a platee eterogenee, sia retail che private. Quali effetti può determinare la forza d’urto di un player di tali dimensioni (più di 3 trilioni di asset under management) sulla concorrenza nel mercato domestico e sui margini ancora oggi esistenti nell’industria dei fondi e più in generale del risparmio gestito? La caratteristica principale di Vanguard è la sua struttura proprietaria (titolo non quotato in Borsa, orientamento al lungo termine), che ha consentito di ridurre i costi per i clienti, perché non ci sono degli azionisti esterni da remunerare ed ha prodotto, anche per questa ragione, uno sviluppo importante e duraturo. Questo è un elemento distintivo della mission aziendale, peraltro tipico di un mercato finanziario evoluto, come quello Usa, che si basa su una cultura di azionariato diffuso, su una struttura del mercato dei capitali più avanzato al mondo, dove il settore bancario tradizionale non la fa da padrone come in Europa e segnatamente in Italia. Inoltre la scelta di campo di una policy agli investimento di natura “passiva” ha premiato soprattutto in considerazione della presenza su mercati efficienti, che come tali trovano equilibri di medio-lungo termine in modo naturale e sui quali, come è noto, l’apporto di un valore aggiunto permanente del gestore è raro.

Tali elementi pongono importanti sfide al mondo della gestione professionale del risparmio, nonché alla distribuzione in senso generale. Al primo perché ancora oggi i protagonisti del risparmio gestito si dichiarano nella stragrande maggioranza soggetti che adottano strategie di investimento attive, spesso disattese in termini di ritorno economico rispetto ai benchmark. Al secondo poiché la pressione sui costi sopportati dalla clientela diminuisce e così facendo si erodono i margini, non solo per i gestori, ma anche per i distributori. Questo genere di condizionamento su tutta la filiera dei soggetti interessati, che dunque impatta sul pricing finale, non può che generare una selezione degli operatori, premiando quelli più efficienti e redditizi. L’approccio di Vanguard dovrebbe trovare dunque spazio nel risparmio degli italiani, ancora in larga parte dominato dalle banche tradizionali e dalla posta, riequilibrando anche il peso del gestito sul totale delle attività finanziarie delle famiglie ed imprese, rispetto alla media europea, anche se molto dipenderà dai canali di distribuzione che verranno utilizzati.

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