Investire non è un gioco

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di Rosaria Barrile6 aprile 2017 | 07:31

Dopo il suo debutto in Serie A nella stagione 2006-2007 con l’Olimpia Milano, la sua carriera sportiva prende il via: premiato come miglior giocatore del nostro campionato di basket e capocannoniere a 19 anni, Danilo Gallinari, classe 1988, è sbarcato in Nba poco più che ventenne per giocare con i New York Knicks. Il più giovane cestista italiano a essere ammesso nel campionato delle stelle americane viene poi ceduto ai Denver Nuggets a inizio 2011.
Ribattezzato “Il Gallo” dai suoi fan più sfegatati, e scapolo d’oro del basket dalle riviste femminili italiane, è figlio di Vittorio Gallinari, ex giocatore tra le altre di Olimpia Milano e Virtus Bologna.

Lei è stato premiato come miglior giocatore del nostro campionato (oltre al titolo di capocannoniere) a 19 anni. Quanto è difficile restare con i piedi per terra? E quanto è consapevole del suo essere un possibile modello per molti giovani?
Penso che l’educazione ricevuta dalla mia famiglia mi abbia aiutato moltissimo in quei frangenti. Quando raggiungi determinati risultati in giovane età ed in una città come Milano non è assolutamente facile “restare con i piedi per terra”. Però io ho sempre mantenuto – ed ho tutt’ora- legami molto stretti con la mia famiglia ed i miei amici d’infanzia che mi hanno tenuto legato a valori che vanno al di là della celebrità e del successo. Sicuramente mi rendevo e mi rendo conto di essere un modello per i giovani, me ne rendo conto seguendo i social network e quando mi capita di essere per strada a Milano e dintorni. Però questo non mi condiziona e continuo a vivere la mia vita normalmente e penso che questo sia percepito dai miei fans che mi apprezzano anche per questo. I miei genitori mi hanno sempre insegnato la disponibilità verso tutti ricordandomi sempre quando io ero esattamente come loro alla stessa età.

Qual è l’acquisto più costoso che si è concesso con i primi guadagni?
Vivendo in Usa dove ci sono strade larghissime e tutti hanno macchine molto grosse ho acquistato un Suv di grosse dimensioni che conservo tutt’ora dopo otto anni.

Uno sportivo professionista, come noto, guadagna parecchio nella prima parte della sua vita. Diventa quindi importante avere una gestione finanziaria che permetta di guardare al futuro in modo sereno. Se ne occupa lei direttamente o preferisce delegare?
E’ assolutamente vero che i guadagni sono concentrati in pochi anni, oltretutto gli infortuni possono condizionare in modo concreto gli eventuali guadagni futuri, per cui la gestione con ottica futura è fondamentale. In NBA sanno questo per cui già loro si preoccupano di garantire una “pensione” di fine carriera agli atleti.Per quanto mi riguarda mi sono pian piano appassionato a tutto quanto riguarda la gestione finanziaria, non me ne occupo direttamente perché non sarei in grado di farlo in modo continuo e professionale. Mi avvalgo di consulenti di cui mi fido, però prima di prendere qualsiasi decisione cerco di capire il più possibile e dare una valutazione personale. ono soddisfatto delle mie “performance”, nonostante tutto sono in “territorio positivo…”

Qual è la sua propensione al rischio nella vita e negli investimenti?
Negli investimenti seguo tre linee ben definite: la prima è la garanzia del mio futuro a lungo termine con tipologie tipo Fondi Pensionistici; la seconda è finalizzata al medio e lungo termine con investimenti a rischio molto basso; la terza, molto piccola, legata ad investimenti speculativi, io li definisco “mordi e fuggi”. Per quanto riguarda i rischi nella vita, cerco il rischio controllato; so che tante volte non è possibile ma ci provo. Il grosso vantaggio rispetto agli investimenti è che non delego ma rischio su me stesso.

Quando le propongono un investimento di solito si fida più del suo intuito o della ragione per scegliere?
Se si tratta di cifre importanti dopo un eventuale entusiasmo iniziale cerco di valutare bene prima di prendere una decisione. Su cifre piccole più di una volta ho seguito l’istinto.

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