Pb Italia, un mercato in salute

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Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio7 giugno 2017 | 13:44

Il private banking italiano gode di ottima salute. Anche se nell’ultimo anno la ricchezza delle famiglie è rimasta sostanzialmente stabile, l’offerta si è ampliata a nuovi servizi e la qualità della consulenza è cresciuta, con il risultato di intercettare una domanda più ampia. Si può sintetizzare così quanto emerge dal Private Banking Index curato dall’Osservatorio Liuc Università di Castellanza– Banca Generali, in collaborazione con Morgan Stanley e M&G Investments.

Crescita dell’8%

Lanciato nel 2016 a quota 100, a distanza di dodici mesi l’indicatore si è attestato a 108,36 punti. “Considerato il contesto di mercato nel quale è maturato, con una crescita dell’economia a rilento, si tratta di un risultato di grande rilevanza”, commenta Anna Gervasoni, docente alla Liuc e direttore dell’osservatorio. “Il nostro non è uno studio esclusivamente quantitativo sui patrimoni gestiti, ma prende in considerazione anche aspetti qualitativi relativi all’ampiezza e alla profondità dell’offerta, nonché alla soddisfazione manifestata dalla clientela”.

Tre ambiti analizzati
In particolare, sono tre le macro-aree analizzate: l’andamento del mercato in esame, prendendo in considerazione ad esempio le masse gestite, la clientela potenziale e i prodotti offerti); l’evoluzione del contesto socio-economico del nostro Paese (considerando, ad esempio, lo stock di ricchezza delle famiglie italiane, l’andamento del Prodotto Interno Lordo e l’evoluzione della concentrazione del reddito in ambito domestico); l’andamento dei mercati regolamentati domestici (analizzato attraverso l’andamento del Ftse All Share, nonché di alcuni cluster di imprese creati ad hoc dall’osservatorio con riferimento al comparto finanziario in esame ed al luxury).
“A livello di contesto socio-economico, l’evoluzione del Pil non offre un grande contributo, in quanto sostanzialmente stabile, così come la ricchezza netta delle famiglie italiane”, ricorda Gervasoni. “Piuttosto, una spinta importante arriva dall’analisi dell’Indice di Gini, che misura la concentrazione del reddito e della ricchezza: all’aumentare della concentrazione, aumentano i patrimoni potenziali private”.

Migliora l’offerta
Con riferimento all’industria, il numero di potenziali clienti (misurato in famiglie benestanti) permane sostanzialmente stabile, mentre – ricorda l’esperta – un buon impatto sull’andamento dell’indicatore giunge dal numero di servizi offerti. “Notevole, poi l’effetto prodotto dalla crescita del peso relativo degli investimenti alternativi sul totale e dall’evoluzione delle masse gestite”, aggiunge.
Da ultimo, un freno all’andamento del settore giunge, dalle performance dei mercati regolamentati: in questo caso, l’impatto risulta assolutamente negativo, in linea con la Piazza Affari, che solo negli ultimi mesi ha rialzato la testa dopo una fase di correzione.
“La capacità di reazione degli operatori all’evoluzione della domanda è indicativa di un mercato dinamico”, aggiunge Gervasoni. “Si tratta di un buon viatico per il futuro, dato che la capacità di risposta diventa sempre più importante nella gestione dei patrimoni”.

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