Consulenza, i consigli per farla con stile

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Intervista esclusiva con Douglas Mortimer, esperto di gusto e buon vivere

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti7 febbraio 2018 | 16:02

Molto spesso si è soliti associare alla cura dei propri modi e del proprio aspetto, il riduttivo termine di “apparenza”, contrapposto a quello più pragmatico di “sostanza”. La verità è che la cura del proprio stile appartiene ai più ampi concetti di “buon gusto e educazione”, elementi che dovrebbero costituire la base formativa di ogni persona. Ecco quindi che la vera essenza di ciò che pensiamo apparenza, diventa sostanza. E così come è logico pensare che ogni individuo dovrebbe prendersene cura, viene da sé che tutto ciò non possa essere di certo sottovalutato dal professionista che deve quotidianamente relazionarsi con la clientela. Se poi aggiungiamo che ci troviamo in Italia, paese che per tradizione ha sviluppano un’invidiabile ricchezza di artigianato e cultura, la nostra attenzione può diventare anche un vero e propria riscoperta delle nostre radici, oltre che un impagabile piacere.

La redazione online di Private ha deciso di contattare uno dei principali appassionati italiani di tutto ciò che è buon vivere e gusto, un attento osservatore “del bello” che ha dedicato il proprio tempo libero alla conoscenza e all’approfondimento di ciò che troppo spesso viene dimenticato: cura della propria persona e del proprio stile, sapori e tradizioni. Stiamo parlando di Douglas Mortimer, volto noto di Youtube seguito da oltre 30.000 appassionati. A lui abbiamo chiesto anche qualche consiglio pratico di eleganza a uso di chi, come i nostri lettori, si rapporta quotidianamente con il pubblico. Ecco la nostra intervista in esclusiva.   .

Partiamo dal principio. Il suo canale, i suoi social e il suo blog sono dedicati “alla cultura del gusto e del buon vivere”. Dal suo punto di vista, cos’è il gusto e cosa il buon vivere?

Il ritmo frenetico che la società attuale ci impone rischia di farci perdere di vista alcuni degli aspetti più importanti e piacevoli della vita. Credo infatti che, nella vita, le cose più belle– prime fra tutte il tempo che trascorriamo con le persone che amiamo – abbiano bisogno di lentezza per poter essere veramente apprezzate.

Sono convinto che per cogliere la bellezza e il piacere insiti in un momento speciale, occorra esserne consapevoli… e per poterne essere consapevoli, occorra rallentare. Ci sono piaceri che non possiamo cogliere se non ci sintonizziamo al loro ritmo.

Ecco, per me il “buon vivere” è proprio questo: la capacità di ritagliarsi dei momenti per rallentare e gustare a pieno i piaceri della vita. Il senso di rilassatezza e di appagamento che può regalarci un buon sigaro, il perdersi nelle sfumature gustative di un whisky invecchiato, la sensazione ristoratrice di una tonificante rasatura, le emozioni irripetibili di una bella lettura… sono tutti piaceri che non possiamo apprezzare se non rallentando. Edonismo? Non credo. Parlerei piuttosto di “cultura” del buon vivere.

Qual è stato l’iter che l’ha portata a creare una community di oltre 30.000 appassionati? A sua avviso qual è stato il fattore determinante del suo successo?

Tutto è nato dal desiderio di condividere una passione, che inizialmente era quella del fumo lento ma che poi si è allargata agli altri aspetti del buon vivere. Personalmente attribuisco il successo del canale – se di successo si può palare – proprio alla passione. La passione per gli argomenti di cui parlo, la passione per la divulgazione e la condivisione, ma anche e soprattutto la passione di tutti coloro che mi seguono e mi sostengono. Molti argomenti sono stati sviluppati proprio grazie al loro prezioso contributo e alle stimolanti riflessioni che essi stessi sollevano.

Lei ha trattato svariati temi e svariati settori, seguendo per tutti il suo personale fil rouge narrativo. Quali nuove incursioni ha in mente per il futuro e come potrebbero svilupparsi in tal senso i suoi progetti?

Per il futuro vorrei approfondire, magari anche direttamente sul campo, il Made in Italy. Mi piacerebbe cioè vedere e far vedere, capire e far capire, cosa realmente si intende per Made in Italy… poter documentare, ad esempio, come nasce un abito, come nasce un sigaro, come nasce un distillato. Credo infatti che la sartoria, l’enogastronomia e più in generale l’artigianato italiano, non rappresentino solo i pilastri della nostra economia ma anche della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Nel mio piccolo, vorrei poter contribuire alla diffusione di questa consapevolezza.

Rispondendo ad alcune domande online, ha svelato di essere un professionista nell’ambito della formazione, in particolare quella legata alla sicurezza sul lavoro. Come declina la sua filosofia comunicativa e le sue passioni con la sua veste professionale?

Forse non è un caso che l’aspetto che amo di più della mia professione sia proprio quello della “formazione” che, per come la intendo io, è qualcosa di diverso dalla semplice docenza. Formare non è semplicemente insegnare. A dispetto di quanto si possa credere, non amo affatto erigermi in cattedra, tutt’altro. Amo invece mettermi in dubbio, stimolare la discussione, suscitare un’opinione. La formazione, a mio parere, è efficace proprio se si raggiungono questi obiettivi, se si riesce cioè a stimolare proattivamente il proprio interlocutore e a suscitare in lui l’interesse.

Seguendo questo filone logico, che consigli darebbe a un professionista che lavora nell’ambito della consulenza finanziaria per esprimere al meglio i canoni del buon gusto nel relazionarsi con i colleghi e i clienti? In poche parole ci racconti quella che dovrebbe essere per lei l’etichetta del buon consulente finanziario.

Non sono del settore ma per come la vedo io ogni “tecnica”, ogni “strategia”, studiata a tavolino per approcciarsi ad un cliente, per quanto ben applicata, alla fine risulta sempre artificiosa e il nostro interlocutore, magari anche solo a livello inconscio, lo percepisce. La fiducia, a mio parere, la si conquista solo restando autentici.

Io credo che, molto più semplicemente, per avere successo nei rapporti con i colleghi e con i clienti, alla base di tutto ci debbano essere rispetto, autenticità e lealtà. Tutto il resto viene da sé.

Negli ambienti finanziari sono spesso d’obbligo giacca e cravatta, con annessi toni il più delle volte scuri. Come può un consulente valorizzare il proprio look all’interno di un approccio così impostato, mantenendo la sobrietà ma distinguendosi dalla massa?

In effetti l’ambiente finanziario, insieme a quello legale, resta uno dei pochi contesti lavorativi in cui è ancora richiesto un certo dress code. In questi casi il discrimine tra una mera uniforme d’ordinanza e l’eleganza è definito a mio parere dai particolari… ed è proprio attraverso di essi che possiamo esprimere la nostra personalità e la nostra originalità. Giocando sui dettagli possiamo distinguerci dalla massa pur rispettando i canoni imposti dal dress code. In un ambiente finanziario, dove vige l’abito scuro (grigio o blu che sia) possiamo ad esempio divertirci a riscoprirne le varianti gessate o il doppiopetto. Ma sono anche e soprattutto i piccoli dettagli a fare la differenza: un’originale penna stilografica da utilizzarsi all’occorrenza, un ricercato orologio da polso (se proprio vogliamo evitare la stravaganza dell’orologio da taschino), un elegante portadocumenti in pelle piuttosto che in materiali sintetici… Insomma, possibilità per esprimere la propria originalità nel rispetto del dress code ce ne sono davvero più di quante non si creda.

Concludiamo con una riflessione prospettica. Come si immagina la cultura del gusto e del buon vivere tra dieci anni? E Douglas Mortimer?

Ritengo che quella del “gusto e del buon vivere” sia una vera e propria cultura e che noi, come italiani, ne siamo tra i principali produttori ed esportatori. Auspico quindi che, tra dieci anni, essa possa essere più radicata, diffusa e sentita di quanto non lo sia oggi. Per quanto riguarda invece Doulgas Mortimer… beh, mi piacerebbe che, anche tra dieci anni, potesse continuare a contribuire, se possibile con ancora più passione e professionalità, alla diffusione di questa cultura.

 


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