Passadore, business a luci spente

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Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio11 aprile 2018 | 08:09

Un modo di fare banca che per alcuni può apparire vetusto, lontano dai riflettori, con poca voglia di comunicare e senza alcun interesse per il risiko in atto. Eppure i conti di Banca Passadore stanno a testimoniare di una gestione oculata, poco incline a seguire le mode.

Al top per creazione di valore

Gli ultimi dati disponibili sono relativi alla chiusura dell’esercizio 2016, che si ha visto l’utile netto crescere del 4,3% a 15,1 milioni di euro, la raccolta diretta in progresso del 12,3% a 2,44 miliardi e prestiti alla clientela in progresso dell’8% a 1,63 miliardi. Numeri in assoluto piccolo (22 sportelli distribuiti in 15 città di sette regioni e circa 400 dipendenti), ma non sono molti gli istituti italiani ad aver messo a segno cinque esercizi in utile consecutivi come accaduto dal 2012 in avanti alla private bank genovese.

Che “L’atlante delle banche leader”, curato da Accenture, piazza al primo posto nel 2017, con un balzo in avanti di sei posizioni rispetto all’anno precedente. La ricerca prende in esame una serie di parametri, dai mezzi amministrati all’evoluzione dell’utile netto, dal margine di intermediazione al risultato di gestione, fino al roa (return on assets che indica la capacità dell’impresa di ottenere un flusso di reddito dallo svolgimento della propria attività) e al roe (return of equity, che misura invece in termini percentuali il rendimento globale dell’impresa per i portatori di capitali di rischio).

Forza della tradizione

Fondata nel 1888, Passadore si è subito inserita nel contesto imprenditoriale cittadino a supporto dei fiorenti traffici marittimi e portuali dell’epoca, per poi decollare nel Secondo dopoguerra.

Da sempre la banca è in mano alla famiglia Passadore, ma l’azionariato è aperto anche a circa 200 famiglie della borghesia ligure e di quella piemontese. Il presidente dell’istituto è Augusto Passadore, affiancato nel ruolo di vice da Carlo Acutis, mentre il ruolo di amministratore delegato è appannaggio di Francesco Passadore. Nel boarda siedono altri nomi noti dell’economia italiana, come Guido Ferrarini, Alessandro Garrone e Marco Vitale.

Il modello di business

L’istituto ha sempre fatto dell’indipendenza il suo tratto caratteristico, cosa che le ha consentito di creare relazioni ultradecennali con i propri clienti, proponendo sempre soluzioni su misura. Con l’obiettivo

di contemperare i rischi legati all’andamento ciclico dei diversi settori, l’operatività della banca risulta frazionata tra l’intermediazione creditizia pura (raccolta del risparmio ed erogazione del credito nelle varie forme), la prestazione di servizi di investimento (con logiche più di servizio che di prodotto) e l’offerta di servizi di pagamento e bancari/finanziari di qualità, . L’ equilibrio delle fonti di ricavo che ne deriva consente di bilanciare o anche eventuali rischi legati alle variabili congiunturali indipendenti dalle leve gestionali.

Gli obiettivi prefissati vengono perseguiti tramite un assetto organizzativo improntato alla snellezza, alla flessibilità e all’efficienza, consentite oltre che dalle contenute dimensioni, anche da procedure organizzative e informatiche progettate e gestite in-house. Infatti Passadore è tra le pochissime banche di piccole dimensioni ad avvarlersi di un sistema informatico sviluppato e gestito integralmente in proprio. Questa scelta strategica consente alla danca di poter disporre delle soluzioni tecnologiche più idonee in relazione alle esigenze della clientela.

Welfare aziendale

Un altro punto di forza dell’istituto ligure è il basso turnover del personale, che pertanto crea legami di lunga durata con la clientela. In quest’ottica si inquadra il piano di welfare aziendale da poco completato, che tra le altre cose prevede l’asilo nido aziendale, il servizio concierge e l’area fitness nella sede di Genova, oltre a una serie di iniziative a sostegno dei figli dei dipendenti, come borse di studio universitarie e stage per i neolaureati.


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