Il fintech per antonomasia

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Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio6 giugno 2018 | 17:23
Fintech per antonomasia

Barclays, Deutsche Bank, HSBC, Nomura, Royal Bank of Scotland, Société Générale e UBS. A scorrere i nomi dei clienti di Avaloq si trova buona parte dei grandi gruppi della finanza internazionale. Segno del peso raggiunto dal gruppo svizzero dell’It, che sviluppa e commercializza software per il core banking, che lo pone costante sotto i riflettori. Nel bene e nel male.

 

Dati sulla nuvola

Il cloud computing è la nuova frontiera del gruppo con headquarter a Freienbach (nel Canton Svitto), ma uffici in tutto il mondo, che fornisce servizi di core banking, consentendo così ai clienti delle 450 banche e società di gestione patrimoniale clienti di gestire via Internet le  disposizioni di incasso e

pagamento e ricevere informazioni sui conti di tutte le realtà finanziarie con le quali vengono intrattenuti rapporti. Mentre sul versante del back office bancario consentono di gestire funzionalità come l’anagrafica degli utenti e i saldi contabili. Per le infrastrutture interne alle banche e assicurazioni, invece, Avaloq fornisce strumenti di integrazione, necessari a far convivere prodotti e soluzioni acquistati in differenti ere dello sviluppo informatico e che per questa ragione faticano a dialogare tra loro.

Ad accomunare queste soluzioni è la constatazione che le banche, alle prese con la cura dimagrante imposta dalla grande crisi finanziaria del recente passate e pressata da regole sempre più stringenti nell’attività ordinaria, abbiano poco spazio per dedicarsi a gestire in proprio le infrastrutture It. Senza dimenticare il tema delle competenze, cruciale a fronte di soluzioni informatiche che diventano sempre più complicate.

La delicatezza del lavoro svolto da Avaloq la lascia sempre sotto i riflettori. In Germania negli ultimi due mesi vi sono stati due inciampi: BHF ha ritirato l’ordine di implementazione di un nuovo sistema informatico lamentando problemi di tenuta del sistema, mentre con ApoBank è in corso un braccio di ferro legato al livello di personalizzazione della soluzione ideata.

 

Ascesa e caduta del fondatore

La società  è stata fondata nel 1985 con il nome di “BZ Informatik Aktiengesellschaft”, come sussidiaria in ambito informativo della BZ Bank e dopo sei anni il 30% del capitale è passato in mano ai dipendenti, secondo un modello di cogestione non così raro nella cultura germanica.

Lo sviluppo è arrivato a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, complice l’acquisizione del primo cliente di peso – la Banca nazionale svizzera -, che ha dato grande notorietà ad Avaloq, che ha assunto questa denominazione nel 1996.

Oggi  Avaloq Banking Group AG impiega 2.500 dipendenti, di cui 500 programmatori, un fatturato da 550 milioni di franchi svizzeri (crescita del 3% tra 2016 e 2017), con un Ebitda di 100 milioni, e gestisce le transazioni relative a depositi bancari per 4mila miliardi.

Una crescita guidata dal fondatore Francisco Fernandez, che negli ultimi anni ha visto tuttavia appannarsi la sua stella, tra la perdita di clienti di peso come Bsi (passata alla piattaforma di Temenos dopo l’acquisizione da parte di Efg), e la ricorsa all’indebitamento per finanziare gli investimenti. Compresi quelli in cybersecurity, che tra le altre cose prevedono una serie di partnership con società israeliane specializzate nel settore.

 

La ripartenza

Nei mesi scorsi il fondatore ha accettato di lasciare la carica di amministratore delegato, conservando solo quella di presidente, all’ex direttore operativo Juerg Hunziker, entrato in carica all’inizio del 2018. Quest’ultimo può vantare una lunga esperienza in UBS ed è stato l’artefice dello sbarco della statunitense SunGard in Europa.

Un cambio conseguente al passaggio del 35% del capitale nelle mani di Warburg Pincus, che ha valorizzato l’intero capitale all’incirca un miliardo di franchi svizzeri.

A Hunziker spetta il compito, segnalava una nota dell’azienda al momento del passaggio di testimone, di condurre Avaloq in una nuova era caratterizzata dalla crescente focalizzazione sulle soluzioni di software as a service e business process income, che garantiscono entrate più facilmente prevedibili rispetto alla vendita definitiva dei prodotti. Subito dopo il suo insediamento, il nuovo timoniere ha annunciato l’ingresso di tre nuovi top manager:

Chris Beukers come regional manager Asia Pacific, Tobias Unger eegional manager Switzerland e Liechtenstein, Brian Hurdis come chief service delivery officer. Due le priorità: allargare la squadra di comando e puntare con maggiore decisione sui mercati emergenti. “Il futuro del fintech, in direzione di una crescente integrazione con i gruppi bancari internazionali, si gioca soprattutto lì”, ha ricordato di recente Dan Zilberman, capo di Warburg Pincus Europe. “Puntiamo a quotare l’azienda entro tre-cinque anni. Il mercato bancario è in rapida trasformazione: vogliamo accompagnare questo processo con risorse adeguate, ma al contempo non intendiamo fare il passo più lungo della gamba. Roma non è stata costruita in un giorno”.

 


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