Tra attivo e passivo: gli ETF Smart Beta

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Un dubbio comune è se le strategie Smart Beta debbano essere considerate attive o passive: entrambe le classificazioni sono corrette

in collaborazione con iShares8 settembre 2014 | 16:49

L’evoluzione del mercato degli ETF ha portato alla creazione di un numero sempre maggiore di prodotti, che non forniscono solamente esposizione a specifici Paesi o settori, ma che permettono di effettuare una gestione più attiva dei sottostanti. Fin dalla negoziazione dei primi titoli in borsa, gli investitori hanno cercato di capire quali siano i fattori che determinano rendimenti maggiori.

Gli ETF Smart Beta possono essere considerati l’evoluzione del factor investing, ossia di una metodologia d’investimento che cerca di identificare e catturare i fattori persistenti di rendimento.

Con i prodotti SmartBeta, gli indici sottostanti vengono costruiti sulla base di strategie che non si limitano alla ponderazione di mercato ma che cercano di individuare quali elementi sono risultati determinanti del rendimento dei titoli nel corso del tempo.

ETF Smart Beta in numeri

Il termine SmartBeta e i cosiddetti “factor” possono suonare nuovi ma i concetti che essi comprendono sono conosciuti ed utilizzati da decenni. Grazie agli ETF, gli investimenti basati sui factor sono ormai divenuti alla portata di tutti gli investitori a costi contenuti.

Un dubbio comune è se le strategie Smart Beta debbano essere considerate attive o passive. Entrambe le classificazioni sono corrette; tali strategie possono essere considerate attive, in quanto cercano di migliorare i rendimenti aggiustati per il rischio attraverso l’esposizione a singoli driver, ma allo stesso tempo sono da considerare passive, poiché la loro implementazione è trasparente, sistematica e guidata da delle regole. Per tali motivi le strategie Smart Beta tendono ad avere costi minori rispetto alle tradizionali strategie attive.

Cosa sono i factor

Gli investitori, solitamente, assumono un’esposizione generica al mercato azionario, ovvero possiedono un portafoglio diversificato dove i pesi dei titoli vengono determinati sulla base dalla capitalizzazione di borsa. È possibile, però, che un investitore abbia preferenze o necessità differenti, come ad esempio ricevere una cedola periodica dal proprio investimento, ridurre il rischio complessivo o ottenere rendimenti differenti da quelli di mercato.

In quest’ottica, sono state sviluppate strategie di investimento che applicano particolari criteri alla scelta dei titoli da inserire nell’indice replicato. La scelta dei titoli avviene attraverso precise metodologie e non interviene la discrezionalità di un gestore. Si tratta, pertanto, di una versione evoluta dell’index investing ma comunque non equiparabile ad una gestione attiva.

 

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