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Come scegliere un ETF, le domande da porsi – Seconda parte

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Marco Barlassina di Marco Barlassina9 febbraio 2018 | 15:24

Nella prima parte di questo approfondimento sulle caratteristiche a cui prestare attenzione per la scelta dell’ETF più adatto alle proprie esigenze e ai propri obiettivi ci siamo concentrati su selezione dell’indice, struttura dell’ETF, negoziazione dell’ETF e selezione dell’emittente.
Si tratta di caratteristiche fondamentali per scegliere tra fondi di diversi emittenti che replicano lo stesso mercato o, anche, lo stesso indice.
In questa Seconda parte di “Come scegliere un ETF” ci concentreremo su altri criteri quali: Prestito titoli, Costi totali, Rendimenti, Tassazione, Domicilio/Quotazione.

Prestito titoli

Il prestito titoli è una pratica consolidata nel settore della gestione del risparmio e viene utilizzata da soggetti quali ETF, fondi comuni, fondi pensione e compagnie assicurative. Consiste nel prestare i titoli nel portafoglio a breve termine al fine di generare rendimenti addizionali e contribuire alla riduzione dei costi complessivi legati al possesso di un ETF.

Le domande da porsi:

  • Il fondo effettua prestito titoli?
  • Quale percentuale del rendimento va a beneficio del cliente? E del fondo stesso?


Costi totali

Il TER, Total Expense Ratio, di un ETF rappresenta solo una parte dei costi complessivi. Gli investitori dovrebbero considerare anche l’impatto di altri costi, sia interni che esterni, sul rendimento complessivo del portafoglio.
Per i fondi a replica fisica è necessario considerare i costi di ribilanciamento, mentre per i fondi sintetici le commissioni per lo swap. Queste due componenti, oltre ai ricavi dal prestito titoli, costituiscono i fattori interni, ovvero i costi generati e i ricavi ricevuti dall’ETF nel periodo di detenzione da parte dell’investitore. Tra i fattori esterni, ovvero quelli nei quali l’investitore incorre nel momento in cui acquista o vende un ETF, bisogna considerare lo spread denaro/lettera, le commissioni di intermediazione, i costi relativi al meccanismo di creation/ redemption e gli oneri fiscali.
I costi hanno una diversa importanza a seconda dell’orizzonte temporale dell’investimento: se per un acquisto di breve periodo lo spread denaro/lettera è più rilevante, per un investimento di lungo periodo il TER svolge un ruolo più importante.
Il Total Cost of Ownership (TCO) è la combinazione di fattori interni ed esterni all’ETF che concorrono a determinare l’onerosità complessiva.

Le domande da porsi:

  • Qual è il TER dell’ETF?
  • Quali altri costi interni influenzano il rendimento dell’investimento? E quali esterni?
  • Qual è l’orizzonte temporale dell’investimento?

Rendimenti

Per valutare le performance è necessario conoscere quanto l’ETF abbia replicato adeguatamente l’indice sottostante, in termini di tracking error e tracking difference. Il tracking error viene definito come la volatilità delle differenze tra i rendimenti del fondo e del benchmark, mentre la tracking difference come differenza tra il rendimento di un fondo e dell’indice in un certo periodo di tempo. È importante accertarsi che le rilevazioni dei dati per l’ETF e per il fondo vengano effettuate nello stesso momento e lo stesso vale per i tassi di cambio delle valute. Per un investitore di lungo periodo è più importante considerare la tracking difference, mentre per un investitore di breve periodo il tracking error.

Le domande da porsi:

  • Qual è il tracking error del fondo? E la tracking difference?
  • Come è variato il tracking error in periodi di stress di mercato?

Tassazione

Vi sono tre livelli di tassazione per un investimento in ETF: a livello dei titoli sottostanti, a livello del fondo e a livello dell’investitore finale. Quando i titoli sottostanti pagano dividendi, essi sono soggetti ad una ritenuta alla fonte, che dipende dal domicilio del fondo ed il fondo stesso può pagare dividendi, soggetti a tassazione, sulla base della tipologia di titoli sottostanti. L’investitore, infine, può essere sottoposto a tre tipologie di regime fiscale: dichiarativo, ovvero se sceglie autonomamente gli investimenti da effettuare ed è tenuto a riportare nella dichiarazione dei redditi eventuali plus/ minusvalenze realizzate; amministrato, se il cliente sceglie da solo gli investimenti da effettuare ma è la banca che si occupa degli adempimenti  fiscali; e gestito, se il cliente delega alla banca sia la scelta degli investimenti che l’adempimento degli obblighi fiscali.

Le domande da porsi:

  • L’ETF distribuisce dividendi?
  • Qual è la tassazione per l’investitore finale? • Qual è il regime fiscale a cui si è sottoposti?

Domicilio/Quotazione

Il domicilio degli ETF influenza sia la regolamentazione a cui essi devono sottostare che il trattamento fiscale. I fondi domiciliati in un Paese dell’Unione Europea, per essere considerati Fondi Armonizzati, devono rispettare la direttiva UCITS. A livello di tassazione, i detentori di azioni che non sono residenti in uno Stato devono pagare una ritenuta alla fonte sui dividendi incassati (withholding tax), che dipende dal domicilio del fondo. Il mercato di quotazione di un ETF può impattare sui costi di negoziazione per l’investitore finale.

Le domande da porsi:

  • Dove è domiciliato il fondo? Come impatta sulla tassazione interna?
  • Dove è quotato il fondo? È UCITS compliant? Quali sono i costi di negoziazione?

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