Rethink Passive

in collaborazione con iShares

Metti un indice nel portafoglio

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“Gli Etf non sono necessariamente un’alternativa ai fondi comuni, ma possono contribuire a rendere più completo l’investimento”. Parola di Emanuele Bellingeri, numero uno di iShares Italia.

Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio23 febbraio 2018 | 14:40

 

“Spesso si parla dei fondi passivi in alternativa ai fondi attivi, ma le diverse soluzioni d’investimento possono convivere parchè ciascuna di esse può apportare valore all’interno di un portafoglio ben diversificato”. Emanuele Bellingeri, managing director e responsabile per l’Italia di iShares, il più grande operatore di Etf al mondo (gruppo BlackRock) con un patrimonio in gestione di circa 5.900 miliardi di dollari, delinea uno scenario differente dalla narrazione prevalente sul mercato, che vede gestioni attive e passive in contrapposizione tra loro nelle scelte d’investimento, soprattutto nel comparto retail, quello rivolto ai piccoli investitori.

Qual è il trend principale cha caratterizza oggi il settore dei fondi passivi?

Vi è un cambiamento di prospettiva da parte degli investitori, in primo luogo quelli americani, ma con sempre maggiore frequenza anche tra quelli di altre aree geografiche. In linea con quanto sottolineiamo da tempo, si diffonde la percezione che i fondi indice non costituiscono soluzioni d’investimento solo per particolari categorie di investitori od obiettivi di investimento, ma possono rappresentare un mattoncino all’interno di un portafoglio che contiene anche strumenti attivi, nei quali vi è un intervento più marcato da parte dei gestori professionali.

È una rinuncia da parte sua a farsi alfiere del settore in cui è leader di mercato?

Niente affatto. Ritengo sbagliato parlare di fondi passivi, dato che tutte le scelte d’investimento richiedono una componente attiva, una scelta, che può configurarsi con diverse modalità.

Quindi non è corretto fare un discrimine tra prodotti che prendono posizione su un indice, e per questo comportano costi ridotti, e quelli in cui si affida al gestore una continua movimentazione del portafoglio, accettando in cambio di fare i conti con commissioni più elevate?

Questa è una scelta importante, ma non può essere prioritaria. Per costruire un portafoglio adeguato è necessario partire da una riflessione sui mercati, sui settori sui quali investire. Solo successivamente si dovrebbe scegliere lo strumento.

Si tratta di riflessioni che non sempre i piccoli investitori sono in grado di fare…

Infatti la mia indicazione, a meno che non si posseggano competenze finanziarie avanzate, è di affidarsi a un addetto ai lavori, che sia un consulente o una società di gestione del risparmio. Si tratta del passaggio preliminare perché, se si sceglie la persona giusta, quella che esprime un interesse allineato con quello dell’investitore, ci si incammina lungo il sentiero migliore che potrà dare le maggiori soddisfazioni nel medio-lungo periodo.

Il debutto della Direttiva Mifid 2, pone nuovi obblighi a capo dei consulenti. Li condivide?

Fare trasparenza nel mercato per favorire scelte d’investimento consapevoli, è interesse di tutti. Per chi affida i propri risparmi, così per l’industria finanziaria, chiamata a recuperare la fiducia persa negli anni della crisi. Con la Mifid 2, toccherà al professionista dimostrare al cliente che si sta facendo la scelta migliore per lui.

Come si capisce se è la migliore?

Significa che deve essere adeguata al suo profilo di rischio e in linea con le sue aspettative di rendimento. Questo comporta un’analisi su fattori come la liquidità, i costi di gestione, la bontà del prodotto.

Alla luce di questo ragionamento, cosa può dare un Etf all’interno di un portafoglio d’investimento?

L’obiettivo primario di questo strumento è di prendere posizione su un indice diversificato di prodotti e di farlo a costi ridotti. Le faccio un esempio: il nostro Etf sull’indice S&P 500 (rappresentativo delle principali 500 aziende quotate a Wall Street, ndr) ha commissioni annue dello 0,07%. Quindi, con una sola operazione si acquista un elevato numero di titoli, ottenendo un’elevata diversificazione. Peraltro, l’Etf è uno strumento quotato e questo significa che è possibile uscire quando si vuole, al prezzo di quel momento. Aggiungo che sul mercato l’offerta è ormai completa: è possibile investire in tutte le asset class e aree geografiche, con la possibilità di puntare sulla crescita dei sottostanti, così come sul calo, in questo caso attraverso soluzioni short. Inoltre, si sono diffuse nel tempo differenti soluzioni per la costruzione degli indici: ai criteri tradizionali, che replicano il peso dei diversi titoli nell’indice, si sono aggiunte soluzioni che ne seguono altri come il contenimento della volatilità o una ponderazione settoriale.

Guardando i risultati dell’ultimo Blackrock Etp Landscape, emerge che a spingere i nuovi flussi in entrata negli ultimi mesi sono soprattutto i prodotti obbligazionari. Non è sorprendente rispetto al sentire comune che vorrebbe queste soluzioni adatte soprattutto per investire nell’equity, magari andando a presidiare settori e aree geografiche in cui è più complicato il fai da te?

Investire direttamente in bond non è così facile: pensiamo all’esempio delle emissioni corporate che hanno un taglio minimo difficilmente accessibile per i piccoli investitori. E pensiamo anche ai rischi che caratterizzano oggi l’obbligazionario di fronte alla prospettiva di un rialzo dei tassi. L’Etf consente la massima diversificazione, riducendo i rischi per il sottoscrittore e offrendo una struttura commissionale particolarmente contenuta, che in uno scenario di rendimenti nulli o quasi per molte emissioni può fare la differenza.


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