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Carmignac’s Note: Le false partenze non cancellano il traguardo

Didier SAINT-GEORGESDidier SAINT-GEORGES – Managing Director, Member of Investment Committee

All’inizio di quest’ultimo trimestre del 2017, è abbastanza sorprendente notare come né la BCE né la Fed abbiano ancora avviato le prossime rispettive fasi di “normalizzazione” delle politiche monetarie, quando invece il contesto economico lo giustificherebbe ampiamente. La Fed si trova in una fase più avanzata, ma è rimasta estremamente accomodante. La BCE non si è ancora nemmeno mossa. Nell’Eurozona la crescita economica è tuttavia leggermente superiore al potenziale di lungo periodo, mentre le aspettative di inflazione si sono stabilizzate e risultano addirittura in ripresa. Negli Stati Uniti la crescita resta solida e la situazione del mercato del lavoro migliora ogni giorno.

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Carmignac’s Note: La strategia del parafulmine

Didier SAINT-GEORGES – Managing Director, Member of Investment Committee

L’estate 2017 non ha inflitto ai mercati finanziari shock esterni di rilievo tali da testarne la tenuta. Nessuna crisi finanziaria, nessuna invasione militare (giusto le provocazioni della Corea del Nord), un contesto economico globalmente sereno e, dulcis in fundo, una riunione dei banchieri centrali al famoso appuntamento di Jackson Hole, in agosto, distintasi principalmente per un accordo sul silenzio riguardo le questioni di politica monetaria. Insomma, niente di rilevante da segnalare.

Nei mesi di luglio e agosto, l’EuroStoxx è sceso dell’1%, l’indice S&P 500 ha guadagnato l’1,8% e l’indice azionario MSCI World ha messo a segno un +2,3% grazie all’andamento positivo dei mercati emergenti. Tuttavia, sotto la superficie calma dell’estate, la tettonica dei grandi equilibri mondiali è proseguita. Basti osservare l’andamento delle due principali variabili: il dollaro ha accelerato il ribasso avviato a inizio anno, in particolare rispetto all’euro (la moneta unica si è apprezzata di quasi il 5% quest’estate rispetto al dollaro), e i tassi privi di rischio hanno continuato a scendere. Meritano un’analisi approfondita queste due singolari dinamiche che, cristallizzando i timori degli investitori, hanno anche fatto da “parafulmini”, permettendo per ora ai mercati azionari e del credito di trarre vantaggio dai buoni risultati messi a segno dalle aziende e di adeguarsi ai loro livelli di valorizzazione.

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Carmignac’s Note: Esuberanza razionale?

Didier SAINT-GEORGES – Managing Director, Member of Investment Committee

L’ottimismo degli investitori continua a essere sostenuto dalla percezione di una crescita economica globalmente accettabile – benché negli ultimi tempi un po’ esitante negli Stati Uniti – e da una prolungata e grande fiducia nella saggezza delle Banche Centrali. Questo equilibrio prezioso tra economie “tiepide” e politiche monetarie “dolci” ormai già da diciotto mesi permette agli investitori di affrontare con serenità tutte le incertezze, soprattutto politiche, contribuendo nel frattempo a stemperare le loro preoccupazioni sulle quotazioni dei mercati azionari e obbligazionari. E se talvolta gli investitori avvertono che questo periodo dura già da troppo tempo, cercano più che mai di approfittarne fino all’ultimo.

Questo ottimismo generale, confermato dal livello storicamente basso di volatilità dei mercati, riflette la grande fiducia dei mercati nei confronti di questo stretto sentiero. Si tratta di un ottimismo razionale, basato sulla una riduzione del rischio politico immediato, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa, sulla resilienza dell’economia globale e sull’annunciata prudenza delle Banche Centrali. Tuttavia, converrebbe prestare più attenzione alle nuove zone di fragilità che lo costeggiano.

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Carmignac’s Note: What Else?

Didier SAINT-GEORGES – Managing Director, Member of Investment Committee

Poiché le elezioni francesi non hanno inferto il colpo di grazia alla costruzione europea, i mercati finanziari dovrebbero rimanere esuberanti ancora per qualche tempo. Infatti, alle liquidità tuttora abbondanti (oltre 1000 miliardi di dollari di quantitative easing immessi globalmente sul mercato da inizio anno) si aggiungono un ciclo economico mondiale in (seppur modesta) espansione, un dollaro debole, tassi di interesse ancora bassi e un prezzo del petrolio ancora stabile. Che cosa si può chiedere di più?

Dobbiamo rallegrarci del ritorno della preminenza dell’economia sui mercati. Ma alle soglie del secondo semestre, forse è utile rinfrescarci la memoria sul concetto di riflessività tra economia e politica, tuttora di attualità, e sulla nostra percezione della dinamica dei mercati ai livelli attuali.

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Una gestione più che mai flessibile

Negli ultimi sei anni i mercati sono stati sostenuti dalla fiducia nella capacità delle Banche Centrali di riportare l’economia mondiale ai livelli pre-crisi. Ora siamo entrati in una nuova fase. La ridotta potenza di fuoco delle Banche Centrali limita la capacità di attenuare e dirigere in maniera precisa le fluttuazioni cicliche, con la conseguenza che tali fluttuazioni rischiano di diventare più violente. Proprio come il movimento ciclico che si delinea nella fase attuale. Con l’affievolirsi del potere delle Banche Centrali, il ciclo economico riacquista un ruolo centrale per i mercati finanziari. E di conseguenza anche la gestione attiva e flessibile del portafoglio diventa fondamentale per gli investitori.

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Pensare liberi da vincoli per navigare nei mercati del credito nel 2017

Se l’inflazione core in Europa accelererà a ritmi più rapidi e sostenuti rispetto alle previsioni di consenso, i timori del mercato legati alla possibile interruzione anticipata degli acquisti di asset da parte della BCE richiederanno un’esposizione prudente al credito corporate. Oltre a due anni abbondanti di tassi negativi sui depositi, gli investitori europei hanno dovuto far fronte a un universo obbligazionario sempre più limitato, determinato dal programma lanciato negli ultimi cinque anni dalla BCE volto ad espandere significativamente il bilancio. Questo universo di opportunità sempre più ridotte ha spinto gli investitori ad assumere un rischio di credito più elevato e sulle scadenze più lunghe, rendendo i mercati del credito molto vulnerabili ai cambiamenti di politica monetaria della BCE. Da un punto di vista dei fondamentali, delle valorizzazioni e delle prospettive politiche, rimaniamo prudenti sul credito corporate sia Investment Grade che High Yield.

Tuttavia, il nostro approccio libero da vincoli ci consente di cogliere opportunità interessanti, come abbiamo fatto recentemente nei settori finanziario, delle commodity e del credito strutturato.

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