Mediobanca Sgr, benvenuti nella fabbrica di Piazzetta Cuccia

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Parla l’a.d. Franco: “Puntiamo a crescere in sinergia 
con CheBanca! e il private banking”.

Andrea Telara di Andrea Telara19 luglio 2018 | 09:07

Emilio Franco (nella foto), classe 1969, nativo di Rho (Milano) da famiglia pugliese, bocconiano ed ex-ufficiale dei Carabinieri in gioventù, lavora da 23 anni nel settore del risparmio gestito. E nel settembre del 2017, prima di tagliare il traguardo di un quarto di secolo di carriera, ha fatto il grande passo: ha accettato l’offerta di diventare amministratore delegato di Mediobanca Sgr, la società di gestione da poco nata all’interno del gruppo finanziario di Piazzetta Cuccia. Dall’autunno scorso, infatti, anche la “mitica” Mediobanca, un tempo crocevia di tutte le più importanti operazioni finanziarie messe in cantiere in Italia, ha una sua società di gestione controllata al 100%, una fabbrica- prodotti che costruisce fondi, soluzioni d’investimento e di asset allocation per tutte 
le altre realtà del gruppo, dalla divisione di private banking che gestisce i grandi patrimoni fino ad arrivare alla controllata CheBanca!, con la sua clientela composta in buona parte da risparmiatori piccoli o medi, classificati rispettivamente come affluent o premier. Alla guida di questa fabbrica, che ha raccolto l’eredità della vecchia Duemme Sgr e che opera già a pieno regime pur avendo pochi mesi di vita, c’è lui: Franco, il cui cursus honorum si è svolto interamente nell’asset management made in Italy, prima in Arca Fondi, poi nel gruppo Intesa Sanpaolo e infine in Ubi Pramerica, che ha lasciato nel 2017 proprio per accettare l’attuale incarico. Nato professionalmente come analista e divenuto gestore con l’avanzare della carriera, l’attuale n. 1 di Mediobanca Sgr ha deciso di cambiare casacca sostanzialmente per due ragioni. “La prima”, dice, “è una certa sintonia che ho sentito con i valori aziendali di questo gruppo: rigore, trasparenza e integrità”. La seconda ragione è ovviamente di tipo professionale ed è la voglia di “mettere a frutto le idee e le visioni strategiche” maturate nel corso degli anni, fin da quando, come analista specializzato nel comparto finanziario, incontrava il top management delle più importanti società del risparmio gestito italiano e internazionale. Ora che è salito anche lui sulla plancia di comando di una sgr, Franco ha spiegato al mensile ASSET CLASS, le strategie e le sfide che attendono la sua società. Ecco di seguito, l’intervista all’a.d. di Mediobanca Sgr uscita nel numero di luglio/agosto del magazine.

Perché un nome storico della finanza italiana come Mediobanca ha deciso di creare una nuova sgr? Lo scopo è in sostanza quello di creare 
un polo d’eccellenza dell’asset e del wealth management per tutte le realtà
 del gruppo, da Mediobanca Private Banking alla fiduciaria Spafid, da Compagnie Monégasque de Banque fino a CheBanca!, con le sue reti distributive, sia proprietarie, sia di consulenti finanziari, che stanno oggi vivendo 
una fase di grande crescita e sviluppo. Senza dimenticare, infine, le attività che svolgiamo per gli investitori istituzionali: nel mondo dei fondi pensione abbiamo mandati di gestione per circa 6 miliardi di euro e una quota di mercato del 5%; il gruppo sta poi acquisendo asset manager alternativi con cui svilupperemo sinergie.

Per tutte queste attività, voi sarete l’asset manager di riferimento…

Esattamente. Noi non abbiamo contatto diretto con il cliente finale ma siamo un po’ la sala macchine che fa andare i motori. Creiamo prodotti d’investimento come i fondi comuni o forniamo gestioni multimanager, con la selezione di altri gestori, cercando di individuare il meglio che c’è sul mercato. Ma il nostro lavoro non si limita a questo.

Cosa fate ancora?

Forniamo anche servizi di analisi dei mercati e dello scenario macroeconomico, oltre a soluzioni di asset allocation per la rete e per il nostro private banking, la cui clientela è composta prevalentemente da investitori di fascia alta classificati come Uhnwi (Ultra High Net Worth Individuals, n.d.r.). A quest’ultima categoria di clienti, ovviamente, viene di solito offerto 
un servizio molto più personalizzato attraverso le gestioni patrimoniali.

Oltre a essere creatori di fondi, dunque, siete anche selezionatori di prodotti di altri?


Sì, diciamo che il nostro modello è quello dell’architettura aperta intermediata. 
Alle reti e al private banking noi forniamo appunto anche soluzioni di investimento non nostre, di asset manager terzi.
Le scegliamo e ne determiniamo i pesi nei portafogli con metodologie avanzate, in base al loro stile d’investimento, a seconda per esempio che si tratti di
 uno stile growth o value, e gestiamo attivamente le esposizioni delle principali leve di performance. L’obiettivo è dunque quello di creare qualcosa di più e con maggior valore aggiunto rispetto ai semplici wrapper, cioè gli aggregatori di diversi prodotti finanziari che oggi trovano crescente spazio sul mercato.

Mifid 2, secondo molti osservatori, minaccia i margini di profitto del risparmio gestito. Cosa ne pensa?

L’arrivo di Mifid 2 rappresenta un cambiamento importante per l’industria dell’asset management. E come tutti i cambiamenti, al pari delle crisi, offre anche molte opportunità a chi viene investito dagli effetti delle nuove 
norme. Gli operatori del settore sono obbligati a migliorarsi e a mettersi in discussione. Le regole della direttiva europea hanno il lodevole obiettivo
 di favorire la trasparenza del mercato
dei servizi finanziari che in passato, in alcune vicende, è stata senza dubbio molto carente. Sull’erosione dei margini di profitto, posso parlare invece per
 quel che riguarda in particolare la nostra società: i margini per noi non possono che migliorare, visto che siamo partiti da un focus istituzionale a bassa redditività e stiamo implementando ex-novo il nostro business verso la clientela privata.

In che senso?

Mediobanca, con Duemme Sgr prima
 e con Mediobanca Sgr ora, lavora da tantissimi anni a servizio della clientela istituzionale. Con questo tipo di grandi clienti, i margini di profitto sono già per forza di cose più ridotti rispetto a quelli che si ottengono con strumenti finanziari destinati agli investitori privati. Nel settore dei fondi pensione in cui siamo presenti in forze, per esempio, il livello commissionale applicato ai prodotti venduti in Italia è notevolmente inferiore
a quello di altri paesi. Dunque, allargando la nostra presenza in altri mercati popolati da investitori più piccoli, siamo fiduciosi sulla possibilità di aumentare il nostro livello di redditività come sgr, piuttosto che di vederla diminuire.

Come vi posizionate di fronte al boom degli Etf?


La nostra natura è quella di gestori attivi e vogliamo continuare a esserlo; di conseguenza, non siamo intenzionati a lanciare degli Etf ma li utilizziamo come strumenti quando possono esserci
 utili, per esempio come mattoncini per costruire una più ampia asset allocation, non appena abbiamo la necessità di coprire determinati settori e mercati o specifiche classi d’investimento. Per il suo basso livello di commissioni, il business degli Etf è conveniente quando è associato a grandi numeri e volumi.
 A livello globale, il mercato di questi prodotti sarà sempre più concentrato nelle mani di pochi player, al massimo tre o quattro. Mediobanca Sgr aspira invece ad avere altre caratteristiche.

Quali?

Siamo e vogliamo essere una sgr di medie dimensioni che aspira appunto 
a rappresentare il polo d’eccellenza dell’asset management all’interno del gruppo. Attualmente siamo ancora piccoli con 13 miliardi di euro di asset (dato che include la gestione diretta, in delega e gli attivi in advisory, n.d.r.) ma puntiamo ad acquisire sempre più quote di patrimonio all’interno del perimetro di Mediobanca, le cui attività finanziarie ammontano a oltre 60 miliardi di euro e a beneficiare dello sviluppo delle reti di gruppo.

Assumerete nuovo personale?

Certamente. Non solo nella gestione ma anche in altri ambiti come la macchina operativa o l’area commerciale. 
In quest’ultimo campo, abbiamo bisogno di professionisti capaci di creare un canale di comunicazione continuo con chi colloca i nostri prodotti al cliente finale.

Che consiglio darebbe a un giovane che aspira a lavorare nell’asset management?

Gli direi che è un mestiere in cui la formazione è importante e che mette di fronte a una grande responsabilità, quella di dover gestire i soldi di altre persone. Inoltre, bisogna avere un visione di medio e lungo termine, mentre i mercati finanziari ci mettono alla prova ogni giorno.


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