Effetto Mifid 2, ma la fee resta segreta

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I dubbi sul nuovo prospetto introdotto dalla direttiva europea sui servizi finanziari

Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio25 ottobre 2018 | 09:31

E’ ancora presto per dire se sarà una rivoluzione, ma di certo 
c’è che l’appuntamento con la rendicontazione prevista dalla Mifid 2 sta mettendo in subbuglio il mondo della distribuzione finanziaria. Con la mancanza di regole condivise tra i player che rischia di creare più di un problema nei rapporti con  i clienti. Secondo quanto previsto dalla direttiva europea introdotta per alzare le tutele dei piccoli investitori, entro 
il primo trimestre del 2019 questi ultimi dovranno ricevere un’informativa relativamente alle commissioni pagate quest’anno, con l’indicazione non più solo in termini percentuali (come avviene oggi), ma anche in valori assoluti. La normativa, da quella europea fino ai regolamenti applicativi, non fissa tuttavia le modalità di redazione di questo documento, con il risultato che ciascun intermediario si sta attivando in proprio, per cui il risultato potrebbe portare a documenti non facilmente confrontabili tra loro.

SENZA UNO STANDARD – “L’obiettivo tanto del legislatore comunitario, quanto di quello nazionale è stato di non ingessare il mercato con indicazioni specifiche sulla redazione dei documenti, come invece avviene per quello relativo ai rischi. Tuttavia questo apre le porte alla mancanza di uniformità nelle scelte degli operatori”, commenta Luca Frumento, avvocato esperto del tema. “Ho la sensazione che in questo scenario si scaricherà interamente sul consulente finanziario la responsabilità di chiarire i dubbi che emergeranno dai clienti”.
 In particolare, esperto fa riferimento 
al testo della direttiva che indica la necessità di esplicitare i guadagni dei vari attori della filiera (casa prodotto, rete e consulente finanziario) solo su richiesta del cliente. “Anche su questo fronte la mancanza di una direzione chiara non aiuta. Da quello che si percepisce dal mercato, ritengo che le sim si orienteranno fin da subito verso indicazioni dei costi esplicitati per le singole componenti, in modo da evitare di dover rifare successivamente la procedura, con perdita di tempo e costi maggiorati”.

NESSUNA RIVOLUZIONE  –Come minimizzare l’impatto di questa incertezza sugli operatori del settore? “Non vedo rivoluzioni in arrivo, almeno per i consulenti, la categoria che conosco meglio. Si tratta di professionisti già abituati a interloquire con i clienti anche sulla tematica costi”, ribatte Frumento. “Diverso potrebbe essere lo scenario 
che si pro la all’orizzonte per i prodotti venduti allo sportello”. In attesa di un riscontro a partire dalle prime settimane del nuovo anno, i consulenti avvertono già i primi effetti della nuova normativa.

CHI PAGA IL CONTO DAVVERO  – Da una ricerca realizzata da McKinsey per Anasf, presentata a ConsulenTia Napoli, è emerso che le commissioni stanno già calando. “Il mercato si sta adeguando rapidamente”, commenta Maurizio Bufi , presidente di Anasf.
“La nostra preoccupazione è che a pagare il conto alla fine siano solo, o quanto meno prevalentemente, i consulenti finanziari, mentre si tratta di una s da che dovrebbe coinvolgere l’intera filiera”. Non si tratta solo di una difesa della categoria, precisa: “Il consulente è colui che si interfaccia direttamente con il cliente e che investe tanto del suo tempo sul confronto umano per creare con gli investitori e i risparmiatori un rapporto duraturo, con bene ci per tutti”.


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